12 luglio 2020
Aggiornato 17:00
Secondo fonti dell'opposizione

Giappone, elezioni anticipate a novembre?

Il premier giapponese Yoshihiko Noda avrebbe intenzione di convocare elezioni anticipate nel prossimo novembre: è quanto riporta l'agenzia di stampa nipponica Kyodo, citando fonti dell'opposizione e senza fornire ulteriori dettagli

TOKYO - Il premier giapponese Yoshihiko Noda avrebbe intenzione di convocare elezioni anticipate nel prossimo novembre: è quanto riporta l'agenzia di stampa nipponica Kyodo, citando fonti dell'opposizione e senza fornire ulteriori dettagli.
Noda era stato costretto a impegnarsi a convocare un voto anticipato per ottenere l'assenso dell'opposizione alla legge con la quale il governo ha raddoppiato l'Iva, nel tentativo di ridurre il debito pubblico: una misura sostenuta dalla maggior parte dei commentatori ma cui si è detta favorevole meno di metà dell'elettorato nipponico.

Stop al nucleare nel medio e lungo termine - Il primo ministro giapponese Yoshihiko Noda ha riaffermato la volontà del Giappone di uscire dal nucleare «a medio e a lungo termine». Il capo del governo ha ricevuto oggi una delegazione di oppositori del nucleare che ormai da mesi organizzano ogni settimana un sit-in davanti agli uffici del governo e che a metà luglio avevano organizzato una grande manifestazione in un parco di Tokyo.
Il premier ha ripetuto che il suo governo sta preparando, un anno e mezzo dopo la catastrofe di Fukushima, un nuovo piano energetico per il 2030. Ma gli scenari previsti sono tre: il primo prevede comunque una quota di produzione energetica nucleare tra il 20 e il 25% , una seconda al 15%, la terza invece esclude del tutto questo tipo di fonte.

Il nucleare garantiva il 30% dei consumi elettrici - Prima dell'incidente alla centrale nucleare di Fukushima, causato dallo tsunami provocato dal sisma dell'11 marzo 2011, il nucleare garantiva il 30% dei consumi elettrici e le autorità nipponiche prevedevano di aumentare questa quota fino al 53%, un'ipotesi ormai definitivamente accantonata.
In seguito al sisma sono stati spenti progressivamente tutti i 50 reattori nucleari presenti in Giappone per procedere a verifiche di sicurezza, ma poi il governo di Noda ha autorizzato la riaccensione di due reattori della centrale di Oi, nel centro dell'arcipelago. Una decisione che ha scatenato la collera degli antinuclearisti che da allora hanno avviato le manifestazioni settimanali.