Romney: Meno assistenzialismo, più libera impresa
E il pareggio del bilancio come obiettivo da raggiungere nei prossimi otto anni, senza aumentare le tasse. Questo il Mitt Romney presidente degli Stati Uniti, come si è raccontato in un'intervista rilasciata il 7 agosto, prima di una raccolta fondi a Chicago, a Bloomberg Businessweek, che questa settimana gli ha dedicato la copertina
NEW YORK - Meno assistenzialismo, più libera impresa. E il pareggio del bilancio come obiettivo da raggiungere nei prossimi otto anni, senza aumentare le tasse. Questo il Mitt Romney presidente degli Stati Uniti, come si è raccontato in un'intervista rilasciata il 7 agosto, prima di una raccolta fondi a Chicago, a Bloomberg Businessweek, che questa settimana gli ha dedicato la copertina. Il candidato repubblicano ha parlato del suo piano per far ripartire l'economia degli Stati Uniti, di come rimettere a posto il bilancio con otto anni di tagli, affidando i programmi assistenziali agli Stati e riducendo il numero di impiegati federali di almeno il 10 per cento. Non ha poi potuto evitare la domanda sulla sue dichiarazioni dei redditi, una polemica «irrilevante» nata per distogliere l'attenzione dei cittadini dal fallimento dell'amministrazione Obama.
«Ci sono tre modi per rimettere a posto il bilancio. Uno è attraverso i tagli alla spesa, un altro è facendo crescere l'economia e l'ultimo è aumentando le tasse» ha esordito il candidato repubblicano alla Casa Bianca, che sarà ufficialmente investito alla Convention di Tampa in programma a fine mese.
«Aumentare le tasse è una manovra depressiva. E' come un cane che si morde la coda, non puoi avere un bilancio in ordine semplicemente aumentando le tasse. E' controproducente. Il mio piano si basa sulla riduzione della spesa e su un programma di politiche che permettano a più persone di lavorare e di avere uno stipendio più alto. Nello specifico, per ridurre le spese: prima di tutto, eliminerò i programmi che non sono essenziali. L'Obamacare è uno dei più facili da eliminare dal mio punto di vista e permetterà un risparmio di circa 100 miliardi di dollari all'anno» ha dichiarato con sicurezza Romney, ex governatore del Massachusetts. «Ci sono poi dei programmi che affiderò agli Stati, dove la loro crescita potrà essere gestita con meno inefficienze, frodi e abusi. Per esempio, Medicaid, l'assistenza abitativa, i sussidi alimentari e altri programmi possono secondo me essere amministrati meglio dagli Stati».
Altro capitolo, quello dell'efficienza del settore pubblico: «Taglierò il numero d'impiegati federali di almeno il 10 per cento, ma i loro compensi saranno connessi a quelli del settore privato. Il governo federale è il meno produttivo dei settori economici - ha detto Romney - il più produttivo è il settore privato: per questo spostare le responsabilità dal governo federale agli Stati o al settore privato aumenterà la produttività. E questo si tradurrà in un aumento degli stipendi. Con un governo più produttivo, che fa di più con meno, non dovremo aumentare le tasse. Per i piccoli imprenditori sarà più facile far partire un'attività e crescere e saremo in grado di creare nuovi posti di lavoro nel settore privato. Ricordate: è il settore privato che paga i lavoratori del settore pubblico». «Il mio piano - ha ribadito il candidato repubblicano - è di ottenere il pareggio del bilancio entro 8 anni, senza aumentare le tasse».
La strategia degli Stati Uniti deve basarsi «su cinque principi»: sfruttare le risorse energetiche, fornire le competenze di cui i lavoratori hanno bisogno con un sistema scolastico all'altezza, aprire a nuovi mercati come quello sudamericano e porre un freno a «imbroglioni come i cinesi»; compiere i «passi necessari per il pareggio del bilancio» e, quinto punto, «abbassare le tasse ai piccoli imprenditori e tenere le spese sanitarie sotto controllo».
Infine, la domanda sulle passate dichiarazioni dei redditi, argomento che sta infiammando la campagna elettorale. Romney ha infatti presentato quelle degli ultimi due anni, rifiutandosi di rendere note le precedenti: una scelta che lo ha reso bersaglio dei democratici, che lo accusano di non aver pagato le tasse per almeno dieci anni. «Sono stabiliti per legge i criteri di trasparenza che devono essere soddisfatti dai candidati. Io sono in possesso dei requisiti, ho divulgato le informazioni su tutti i miei investimenti e in più ho presentato due anni di dichiarazione dei redditi. E' lo stesso di quanto fatto da John McCain quattro anni fa, da candidato alla Casa Bianca. E lo staff di Obama non ebbe nulla da ridire. La differenza tra prima e ora è che il presidente Obama ha fallito e sta cercando di trovare degli argomenti per distogliere l'attenzione» dal suo operato, ha concluso Romney.