31 maggio 2020
Aggiornato 06:30
All'indomani della fine della conferenza di Durban

Clima: Protocollo di Kyoto, il Canada annuncia il suo ritiro

Il Ministro dell'Ambiente Peter Kent: «La Piattaforma Durban permette di avanzare, Kyoto è ostacolo». Ottawa correrebbe il rischio di dover pagare multe per un totale 14 miliardi di dollari. Pechino: L'uscita del Canada da Protocollo Kyoto è «deplorevole». Parigi: Una cattiva notizia per lotta a cambiamenti climatici

OTTAWA - Il Canada è il primo Stato a ritirarsi formalmente dal protocollo di Kyoto: l'annuncio, giunto all'indomani della fine della conferenza di Durban sui cambiamenti climatici, è stato fatto dal ministro dell'Ambiente Peter Kent, che lo ha giustificato col fatto che Ottawa correrebbe il rischio di dover pagare multe per un totale 14 miliardi di dollari.

Il protocollo di Kyoto, firmato nel 1997, è il solo strumento attualmente esistente al livello internazionale per ridurre le emissioni di gas a effetto serra, ed è diventato il simbolo stesso della lotta contro i cambiamenti climatici. Secondo i termini dell'accordo, il Canada avrebbe dovuto ridurre nel 2012 le sue emissioni del 6% rispetto ai livelli del 1990: queste invece sono fortemente aumentate. Il governo conservatore di Stephen Harper, giunto al potere nel 2006, aveva già messo in discussione gli obblighi del protocollo, impegnandosi invece a ridurre le emissioni del 17% entro il 2025 rispetto ai livelli del 2005: uno sforzo assai più modesto, secondo gli esperti e gli ecologisti.
Secondo Kent, la roadmap uscita da Durban «rappresenta una strada che permette di andare avanti», mentre il protocollo di Kyoto, «non copre i due maggiori paesi inquinatori, Stati Uniti e Cina, e quindi non può funzionare». Kyoto «non è una strada verso una soluzione globale, ma piuttosto un ostacolo».

Crediamo che un nuovo accordo, con obblighi giuridici per tutti i grandi paesi inquinatori che ci permetta, come paese, di creare occupazione e avere una crescita economica, è la strada che permette di andare avanti», ha aggiunto Kent. Secondo il responsabile canadese, la posizione di Ottawa ha un sostegno crescente negli Stati Uniti, in Australia, nell'Unione europea, in Nuova Zelanda, Giappone e Russia, come pure nei paesi in via di sviluppo e dal gruppo dei 43 piccoli stati insulari.
Per raggiungere gli obiettivi del protocollo a questo punto, secondo il ministro canadese, il Paese dovrebbe eliminare tutti i veicoli a motore, oppure «chiudere» tutto il suo settore agricolo, o ancora «tagliare il riscaldamento in tutte le abitazioni, uffici, ospedali e fabbriche». Il rischio sarebbe «la perdita di migliaia di posti di lavoro o il trasferimento ad altri Paesi di 14 miliardi di dollari, cioè 1.600 per famiglia, senza alcun vantaggio per l'ambiente». Cifre subito criticate come «inventate» da membri dei partiti di sinistra all'opposizione.
La conferenza di Durban sul clima si è conclusa domenica con un intesa su una roadmap per arrivare a un nuovo accordo contro il riscaldamento climatico entro il 2015, che coinvolga tutti i Paesi (inclusi quelli emergenti come Cina e India). La natura dell'accordo da negoziare resta però incerta, e soprattutto non è chiaro se e quanto sarebbe giuridicamente vincolante.(

Pechino: L'uscita del Canada da Protocollo Kyoto è «deplorevole» - La Cina ritiene che il ritiro del Canada dal Protocollo di Kyoto sulla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra sia un fatto «deplorevole» e «contrario agli sforzi della comunità internazionale». Lo ha dichiarato oggi il portavoce del ministero degli Esteri cinese Liu Weimin durante un punto stampa.

Parigi: Una cattiva notizia per lotta a cambiamenti climatici - La decisione del Canada di ritirarsi dal Protocollo di Kyoto sulla riduzione delle emissioni dei gas serra è «una cattiva notizia per la lotta contro i cambiamenti climatici»: lo ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Esteri francese, Bernard Valero.

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