17 ottobre 2019
Aggiornato 03:00
Sperimentazione nella Corea del Sud

Carceri: nella notte un robot per secondino

Un androide avvertirà gli agenti se qualcuno tenta la fuga. Il Papa il 18 dicembre a Rebibbia. Un nuovo caso Cucchi, nasce il comitato per Cristian De Cupis. Il fratello del detenuto deceduto: «Voglio la verità»

ROMA - Stando a quanto annunciato oggi da un gruppo di ricercatori, il robot alto 1,5 metro si muoverà su quattro ruote e la notte vigilerà nei corridoi degli istituti penitenziari della Corea del Sud per captare eventuali movimenti insoliti, e poi comunicarli agli agenti.

Un robot per secondino - Presto saranno quindi i robot a fare i turni notturni nelle carceri sudcoreane, monitorando quanto succede nelle celle e allertando le guardie in caso di emergenze o disordini. I primi androidi saranno testati nel marzo 2012 nel carcere di Pohang, nel sud del Paese, confermando la leadership di Seoul nella tecnologia robotica, al fianco del Giappone.

Gli scienziati: i robot dovranno risultare simpatici ai detenuti - Gli scienziati hanno sviluppato il prototipo nell'ambito di un progetto da un miliardo di won (oltre 645mila euro) finanziato dal ministero della Giustizia. «Abbiamo quasi finito di lavorare sulle sue funzioni operative fondamentali, e ci stiamo occupando ora delle rifiniture, perchè risultino più simpatici ai detenuti», ha spiegato il professor Lee Baik-Chul, dell'Università di Kyonggi, citato dall'agenzia di stampa sudcoreana Yonhap.

Le autorità di Seul: ora più tempo per la riabilitazione - L'intervento dei robot consentirà ali secondini di dedicare maggior tempo alla riabilitazione prigionieri, secondo l'agenzia.

Il Papa il 18 dicembre a Rebibbia - Il Papa si reca in visita pastorale alla casa circondariale nuovo complesso di Rebibbia a Roma. Alle ore 10 - informa una nota della Prefettura della Casa pontificia - nella chiesa centrale del carcere dedicata al Padre Nostro, il Papa incontra i detenuti e risponde alle loro domande. Prima di lasciare - alle ore 11.30 - la casa circondariale e far ritorno in Vaticano per la recita dell'Angelus, il Papa benedice un albero che viene piantato a ricordo della visita.

Nuovo caso Cucchi. Il fratello di De Cupis, voglio la verità - «Io a mio fratello glielo devo, lui nella vita ha fatto molti sbagli, ma non doveva finire così. In Italia non c'è la pena di morte, nemmeno per chi ha fatto cose molto gravi. Lui però è morto dopo essere stato fermato dalla polizia e ora voglio la verità. Sul corpo aveva troppi segni». A parlare è Claudio De Cupis, fratello maggiore di Cristian, il 36enne romano morto lo scorso 12 novembre per cause poco chiare all'ospedale Belcolle di Viterbo, dopo essere stato fermato qualche giorno prima dalla polizia ferroviaria per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale.

Nasce il comitato «verità e giustizia per De Cupis» - Della vicenda si parla come un «nuovo caso Cucchi» e oggi a Roma nella sede dell'XI Municipio - dove il ragazzo viveva in zona Garbatella - è nato il Comitato Verità e Giustizia per Cristian De Cupis. «Sponsorizzato» dal presidente del municipio Andrea Catarci (SeL), al comitato aderiscono diverse associazioni e realtà del territorio. «Ci hanno detto che il caso è chiuso, ma vogliamo sapere cosa è successo dopo il fermo - ha detto Catarci - i lividi sul corpo da cosa e perchè sono stati prodotti, perchè Cristian è stato portato a Viterbo e perchè la famiglia è stata informata dell'arresto a morte avvenuta».