27 maggio 2020
Aggiornato 17:00
Nessuna preoccupazione per le sorti dei Democratici

USA 2012: Bill Clinton, Obama? E' in buona posizione

In un'intervista al quotidiano Usa Today: «Hillary al posto di Biden? Solo voci, non è vero. Gli indignati hanno ragione ma devono fare domande precise »

NEW YORK - Bill Clinton non è preoccupato per le sorti dei democratici alle presidenziali dell'anno prossimo. In un'intervista al quotidiano Usa Today, l'ex presidente riconosce che nessun presidente nell'ultimo secolo è stato rieletto con il tasso di disoccupazione ai livelli attuali, al 9,1 per cento, ma spiega che questa volta non andrà per forza così. «I repubblicani ci contano, ma gli americani fanno i conti a modo loro. Se decidono che la disoccupazione è così alta perché il Congresso si è rifiutato di lavorare col presidente, e nei sondaggi il Congresso va peggio di lui, può vincere lo stesso. Penso ancora che sia in buona posizione».

Clinton parlava con il quotidiano soprattutto per promuovere il suo nuovo libro, Back to Work (Torniamo al lavoro), 200 pagine scritte in pochi mesi per spiegare le idee che la sua fondazione promuove per rimettere in piedi l'economia americana. Ma non ha evitato la politica e soprattutto la voce che agita Washington da giorni: la possibile sostituzione di Joe Biden alla vicepresidenza con Hillary Clinton per la campagna 2012. Non è vero niente, ha assicurato l'ex presidente: Hillary «ha detto che vuole venire a casa e lavorare per la fondazione. E la Casa Bianca ha detto che il presidente vuole fare campagna con il vicepresidente Biden. Joe Biden è amico stretto di Hillary e mio e ha lavorato bene».

Clinton, 65enne «in forma e dimagrito rispetto a quand'era presidente, grazie alla dieta vegana» che segue dopo l'operazione di bypass cardiaco, ha parlato, come spesso fa, a largo raggio. E non ha dimenticato l'altro tema del giorno, gli indignati di Occupy Wall Street che protestano in molte delle grandi città americane: «Hanno dei risentimenti amorfi, ma con i quali simpatizzo. Non penso che gli americani possano continuare a questo livello di ineguaglianza dei redditi». Gli serve però un programma definito: «Devono avere una qualche idea di cosa vogliono che il paese faccia. Al loro posto io inviterei dei politici a parlare. Inviterei il governatore di New York Andrew Cuomo. Inviterei il sindaco».

Il paese, scrive nel libro, «è messo male». Da intellettuale più che da politico, fa un paragone storico: la situazione di oggi «ricorda in maniera inquietante la brutta recessione della fine del 19esimo secolo, quando c'era una profonda divisione tra i partiti». Il periodo è passato alla storia come il Panico del 1893, quando banche e ferrovie crollarono, aprendo un clima sociale che portò alla cosiddetta Era Progressiva delle grandi riforme come per esempio le leggi antitrust. E il paragone spinge Clinton a dire che «possiamo ancora uscirne».

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