20 novembre 2019
Aggiornato 06:30
Elezioni in Tunisia

Tunisia: Ennahda, impegno nei confronti delle donne

Rached Ghannouchi apre alle altre forze politiche: «La rivoluzione deve unirci». Ashton si congratula con gli islamici di Ennahda per la vittoria. Ennahda invita alla calma gli abitanti di Sidi Bouzid

TUNISIA - Rached Ghannouchi, leader del partito islamico che ha vinto le elezioni in Tunisia, ha riaffermato il suo «impegno nei confronti delle donne tunisine», promettendo che non ci saranno passi indietro sul fronte delle conquiste di genere. Da parte di Ennahda è d'altronde arrivata un'apertura alle altre forze politiche per la «costruzione di un regime democratico».
«Ennahda riafferma il suo impegno nei confronti delle donne di Tunisia per rafforzare il loro ruolo nel processo politico decisionale, con l'obiettivo di evitare qualsiasi passo indietro sulle loro conquiste» ha dichiarato Ghannouchi in conferenza stampa, facendo notare che 42 delle 49 donne elette nell'Assemblea costituente sono esponenti del suo partito.

Il partito islamico ha vinto le elezioni del 23 ottobre con il 41,47 percento dei voti, nove mesi dopo la caduta dell'ex presidente Ben Alì. In particolare, Ennahda ha ottenuto 90 seggi sui 217 disponibili nella nuova assemblea costituente. Il partito islamico ha preceduto, nelle preferenze dei tunisini, il Congrès pour la République, che ha ottenuto il 13,82 percento dei voti e 30 seggi, e il partito Ettakatol, che con il 9,68 percento avrà 21 rappresentanti.
«La democrazia è per tutti - ha dichiarato oggi Gannouchi in conferenza stampa - i nostri cuori sono aperti a tutti, chiediamo a tutti i nostri fratelli, a prescindere da quale sia il loro orientamento politico, di partecipare alla stesura della costituzione e all'instaurazione di un regime democratico». «Non c'è stata una rivoluzione per distruggere uno Stato, ma per distruggere un regime - ha proseguito - siamo determinati a proteggere lo stato tunisino». «C'è stata una rivoluzione in questo paese - ha insistito - la gente chiede un cambiamento di politica e di facce».

Ashton si congratula con gli islamici di Ennahda per la vittoria - Il capo della diplomazia europea Catherine Ashton e la Commissione europea si sono congratulati con il partito islamico Ennahda per la vittoria alle elezioni dell'Assemblea Costituente in Tunisia, promettendo l'aiuto dell'Ue sul cammino verso la democrazia e la libertà.
«Ci complimentiamo con i candidati e i partiti che hanno preso parte al processo democratico. Ci congratuliamo ugualmente con il partito Ennahda, che ha raccolto il maggior numero dei voti», dichiarano Ashton e il commissario incaricato per le relazioni con i paesi vicini, Stefan Fuele.
«L'Ue si rallegra per la prospettiva di collaborare con la nuova assemblea e le autorità ed istituzioni tunisine per rispondere alle aspirazioni del popolo alla democrazia, libertà, giustizia sociale e dignità», precisano nel comunicato. L'assemblea costituente «dovrà impegnarsi in questo compito fondamentale con una volontà consensuale per costruire un nuovo stato democratico», sottolineano Ashton e Fuele.
Il partito islamico moderato ha vinto le elezioni del 23 ottobre con il 41,47% dei voti. Nella città di Sidi Bouzid, la stessa dove aveva avuto inizio la rivoluzione nel dicembre 2010, si sono verificati degli scontri dopo la notizia della invalidazione delle liste facenti capo a Heshmi Haadmi, un ricchissimo uomo d'affari tunisino, ritenuto da alcuni una longa manu dell'ex regime di ben Ali.

Ennahda invita alla calma gli abitanti di Sidi Bouzid - Rached Ghannouchi, leader del partito islamico tunisino Ennahda - grande vincitore al voto politico del 23 ottobre - ha lanciato un appello alla calma agli abitanti di Sidi Bouzid, città simbolo della rivoluzione dei gelsomini che nelle ultime ore è stata teatro di violenze post-elettorali.
«Lanciamo un appello alla calma e alla preservazione dei beni pubblici» ha dichiarato Ghannouchi durante una conferenza stampa a Tunisi, dopo che la sede di Ennahda e altri uffici pubblici della cittadina nel centro del paese sono stati pesantemente danneggiati e saccheggiati in seguito all'annuncio dei risultati elettorali nella serata di ieri. Secondo il leader islamista, dietro le tensioni di Sidi Bouzid ci sarebbe «la mano del disciolto RCD», il partito del deposto presidente Ben Alì.
Le violenze a Sidi Bouzid - dov'era nata la rivoluzione nel dicembre del 2010 - sono iniziate ieri sera dopo l'annuncio dei risultati elettorali ufficiali. La lista Petition populaire del ricco imprenditore Hechmi Haamdi, fra le sorprese di queste elezioni, ha ottenuto 19 seggi malgrado sia stata cancellata in sei circoscrizioni per irregolarità nei finanziamenti. La decisione di invalidare parzialmente i risultati di Petition Populaire ha scatenato l'immediata protesta dei suoi sostenitori che sono scesi in piazza.
Circa duemila persone, in maggioranza giovani, hanno manifestato a Sidi Bouzid tentando di fare irruzione nella sede di Ennahda. Sono state lanciate pietre e sono state infrante porte e finestre della sede locale del partito islamico. Numerosi pneumatici sulla strada principale sono stati dati alle fiamme. Haamdi, che attualmente vive a Londra, ha sfruttato per la campagna elettorale la sua televisione Al-Mustakilla. Secondo le altre forze politiche, Petition populaire sarebbe pilotata da ex membri del Rassemblement constitutionnel democratique di Ben Alì.