22 febbraio 2020
Aggiornato 18:00
E' il primo giorno di libertà per Gilad Shalit

Shalit a casa: «per troppo tempo non ho visto il sole»

Liberati anche i primi 477 prigionieri palestinesi. Giornalista egiziana: «Nessuna pressione per intervista tv». Gaza, detenuta liberata ai bambini: «Spero diventiate martiri»

GERUSALEMME - E' il primo giorno di libertà per Gilad Shalit. Lo sguardo fragile, il sorriso affaticato, il volto scavato, il sergentino israeliano liberato da Hamas è stato sommerso dai canti, dagli applausi e dai tulipani bianchi al suo arrivo, ieri, nel villaggio di Mitzpe Hila, nel nord della Galilea, dopo 1.941 giorni di prigionia a Gaza. Il futuro è ancora un punto interrogativo; «non ho visto gente per tanto tempo» ha detto ieri alla televisione egiziana nella sua prima intervista. Il padre, Noam, dopo averlo riabbracciato ha detto che soffre perché è stato a lungo al buio e per le conseguenze di qualche ferita, fra cui quelle sopportate al momento della cattura, ma per il resto sta bene.
Amici, parenti e sostenitori erano ammassati davanti alla casa della famiglia Shalit e sui bordi della strada che entra nel villaggio, in uno sventolio continuo di bandiere israeliane. Un elicottero lo ha trasportato fino a un campo vicino al paese, poi un convoglio militare lo ha accompagnato all'ingresso di Mitzpe Hila.

La lunghissima giornata del 25enne soldato israeliano era cominciata all'alba con la consegna del soldato nelle mani delle autorità egiziane. Nel frattempo i suoi genitori raggiungevano la base aerea di Tel Nof, nel centro di Israele, dove poi avrebbero riabbracciato, dopo più di cinque anni, il figlio. Poche parole alla televisione egiziana, per dire «sto bene», poi un rapido check medico (che lo ha trovato in buona salute), e il soldato è stato trasferito in elicottero in Israele.

«Shalom Gilad, benvenuto di nuovo in Israele, è così bello averti qui» ha dichiarato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu all'arrivo di Shalit nella base dell'Aeronautica israeliana di Tel Nof. Poi, finalmente, il lungo abbraccio con il padre e la madre. E' la prima volta, da 26 anni, che un soldato israeliano catturato, viene riportato vivo a casa.

Liberati anche i primi 477 prigionieri palestinesi - Intanto nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, migliaia di palestinesi hanno festeggiato la liberazione del primo contingente di 477 detenuti liberati dalle carceri israeliane, accolti a Gaza dal capo del governo Ismail Haniyeh e a Ramallah dal presidente Abu Mazen. Dei 477 prigionieri, 133 sono stati autorizzati a rientrare nella Striscia, 117 in Cisgiordania, 15 a Gerusalemme est, gli altri invece sono stati espulsi, a Gaza o all'estero. In tutto, nei prossimi giorni, ne saranno scarcerati 1.027, molti dei quali implicati in attacchi terroristici mortali.

Giornalista egiziana: «Nessuna pressione per intervista tv» - Shamira Amin, la giornalista egiziana che ieri ha intervistato Gilad Shalit subito dopo la sua liberazione in esclusiva per Nile Tv, ha spiegato oggi che il soldato israeliano, rimasto nelle mani di Hamas per cinque anni, non ha subito alcuna pressione per rispondere alle sue domande.
La giornalista, celebre in patria per essersi dimessa dalla tv di Stato durante la rivolta popolare che lo scorso febbraio ha portato alla caduta del regime di Hosni Mubarak, ha detto ieri sera durante una trasmissione in tv: Shalit «era stanco, mi sono seduta con lui due minuti e gli ho detto: 'capisco che vuoi vedere i tuoi genitori il prima possibile e che non hai voglia di rilasciare interviste. Ma tutto il mondo vuole sapere come stai, non privarci di qualche parola».

Gaza, detenuta liberata ai bambini: «Spero diventiate martiri» - Wafa al-Biss, una delle 27 donne scarcerate ieri da Israele in cambio della liberazione di Gilad Shalit, spera che i bambini della Striscia di Gaza possano seguire il suo esempio e diventare un giorno «martiri». Secondo quanto scrive il sito web del quotidiano israeliano Haaretz, la donna, condannata a 12 anni di prigione in Israele per aver provato a farsi saltare in aria vicino l'ospedale Soroka di Beersheva, nel 2005, ha incontrato oggi nella sua casa nel nord della Striscia di Gaza decine di bambini venuti a salutarla, ai quali ha augurato un futuro da kamikaze.
«Spero che seguirete la strada che abbiamo intrapreso e che qualcuno di voi diventerà martire», ha detto Wafa al-Biss. I bambini a loro volta hanno sorriso, e sventolando le bandiere palestinesi hanno cantato: «Daremo anima e sangue per riscattare i prigionieri, daremo anima e sangue per riscattare i prigionieri».
Ieri Israele ha scarcerato 477 detenuti, molti dei quali condannati all'ergastolo in quanto coinvolti in attentati terroristici, in cambio della liberazione di Gilad Shalit, il soldato israeliano rimasto ostaggio di Hamas per oltre cinque anni. Entro due messi saranno scarcerato altri 550 detenuti.