27 febbraio 2020
Aggiornato 22:00
Un incrocio di interessi, anche sul piano regionale

Shalit: accordo per liberazione, un complesso gioco di interessi

Ma il vero vincitore è il Premier israeliano Netanyahu. Tra palestinesi liberati non ci saranno Barghouti e Sadat. Secondo l'accordo saranno liberati tutte le donne e i detenuti più anziani e ammalati. ANP: alla lunga si capirà che Hamas ha dovuto cedere

GERUSALEMME - La svolta nelle trattative tra Israele e Hamas per la liberazione di Ghilad Shalit è il risultato di un incrocio di interessi, anche sul piano regionale. E' quanto pensano un po' tutti gli analisti a poche ore di distanza dall'annuncio di un accordo ritenuto, fino a qualche giorno fa, ancora molto lontano, alla luce delle condizioni contrastanti poste dal premier israeliano Benyamin Netanyahu e dai leader del movimento islamico Hamas. La chiusura del caso Shalit garantisce vantaggi ad entrambe le parti e accende una luce positiva anche sul controverso Consiglio egiziano delle Forze Armate che ha avuto un ruolo importante nella chiusura dell'intesa per lo scambio di prigionieri.

Su Hamas ha pesato la necessità di recuperare consensi e di rispondere con un «successo» alle iniziative diplomatiche del rivale presidente dell'Anp Abu Mazen che hanno raccolto tante adesioni anche a Gaza, roccaforte del movimento islamico. Da parte sua Netanyahu, riportando Ghilad Shalit a casa, ricostruisce il rapporto con l'opinione pubblica israeliana dopo una estate di proteste popolari contro il carovita e la politica economista liberista del governo. Non solo, il primo ministro migliora anche la sua immagine internazionale. Da oggi non è più soltanto l'implacabile avversario dei palestinesi e accanito sostenitore della colonizzazione dei Territori occupati che il mese scorso dalla tribuna delle Nazioni Unite ha lanciato una dura offensiva diplomatica contro il riconoscimento dello Stato di Palestina. Ora Netanyahu segnala di essere un leader capace di fare «scelte dolorose», scendendo a patti con i nemici più implacabili del suo paese

Tra palestinesi liberati non ci saranno Barghouti e Sadat - «E' una vittoria, un risultato storico nazionale», ha detto ieri sera il leader di Hamas, Khaled Meshaal, commentanto l' accordo che il suo movimento ha raggiunto con il governo Netanyahu, mentre migliaia di palestinesi festeggiavano nelle strade di Gaza e Cisgiordania il prossimo ritorno a casa di 1027 detenuti politici, non pochi dei quali condannati all'ergastolo o a pesanti pene detentive.
Ma a parlare di «vittoria» piuttosto dovrebbe essere il premier israeliano che, invece, non può farlo, per non urtare i sentimenti dei familiari delle vittime degli attentati e per non alimentare le polemiche con l'ultradestra (presente nel governo) contraria all'intesa con Hamas (il «falco» ministro degli esteri Avigdor Lieberman ha votato contro). A ben guardare Netanyahu ha ottenuto il soddisfacimento delle principali condizioni che aveva posto due anni fa, quando le trattative per la liberazione di Shalit sfumarono quasi in dirittura d'arrivo.

Secondo l'accordo saranno liberati tutte le donne e i detenuti più anziani e ammalati. La scarcerazione procederà per gradi: 450 prigionieri torneranno a casa assieme a Shalit, i restanti solo dopo un paio di mesi. Tuttavia, ha precisato Yoram Cohen, capo del Servizio di Sicurezza Interna (Shin Bet), dei prigionieri cisgiordani del primo gruppo 203 verranno confinati in maggioranza nella Striscia di Gaza e una quarantina andranno in esilio in vari Paesi.
Soprattutto non verranno liberati i prigionieri politici più importanti: il popolare leader del partito Fatah, Marwan Barghouthi, e Ahmad Sadat, segretario generale del Fronte popolare per la liberazione della Palestina. E come chiedeva Netanyahu, Hamas ha rinunciato anche alla scarcerazione dei detenuti condannati per gravi attentati: Abdullah Barghouti, Hassan Salameh e Jamal Abu Al-Hijja. Hamas l'ha spuntata sui nomi dei primi 450 prigionieri, mentre gli altri li ha scelti Israele

ANP: alla lunga si capirà che Hamas ha dovuto cedere - Il movimento islamico vivrà una rinnovata popolarità per essere riuscito a far uscire di prigione più di mille palestinesi in una sola volta ma, forse, di breve durata. Presto o tardi emergerà il suo cedimento rispetto ai nomi di Marwan Barghouti e Ahmed Sadat, prigionieri che godono di consenso larghissimo in Cisgiordania e Gaza.
«L'Autorità nazionale palestinese è felice per il prossimo ritorno a casa di un numero elevato di prigionieri politici ma credo che Hamas abbia deciso di accettare, in questo momento, l'accordo con Israele anche sulla base di considerazioni legate al momento politico e diplomatico nella regione e nei Territori occupati palestinesi», ha detto a TMNEWS Ghassan Khatib, direttore dell'Ufficio stampa governativo dell'Anp. «Il movimento Hamas senza dubbio riguadagnerà consensi», ha aggiunto laconico Khatib.
Altri osservatori indicano nella instabilità del regime siriano - oggetto da mesi di proteste popolari - una ulteriore ragione dietro la decisione dei dirigenti del movimento islamico di andare ora allo scambio di prigionieri. Prima di dare il via libera all'accordo, il leader di Hamas Meshaal ha telefonato al ministro degli esteri di Ankara, Ahmet Davutoglu, al quale, secondo la tv turca Ntv, ha fornito dettagli sull'intesa con Israele. Nel Medio Oriente attraversato dall'onda della «primavera araba» e segnato da un crescente protagonismo turco, la leadership di Hamas pensa di abbandonare la fragile barca siriana peer salire a bordo di quella più solida del premier Recep Tayyp Erdogan.