20 febbraio 2020
Aggiornato 23:24
Il viaggio del Papa in Germania

Ratzinger riabilita Lutero, ma restano le distanze

Ecumenismo a Erfurt, ma non su comunione a coppie miste e bioetica. Benedetto XVI: «Dobbiamo difendere la dignità inviolabile dell'uomo, dal concepimento fino alla morte»

ERFURT - Era il 2008 quando una fuga di notizie fece balenare l'idea che Joseph Ratzinger volesse riabilitare Lutero. Benedetto XVI, come ogni anno, preparava l'incontro estivo con i suoi ex studenti di teologia, tutti di area germanica. E il tema inizialmente scelto per il seminario a porte chiuse era proprio il padre della Riforma protestante. Perché - era l'idea che girava nell'inner circle del Papa - Lutero, inizialmente un monaco cattolico agostiniano, era in realtà meno 'protestante' di quanto la storiografia ha raccontato. La notizia finì sulla stampa e il Financial times vi dedicò un editoriale abrasivo nel quale accusava il Vaticano di voler «riabilitare» Lutero per coprire, con un'operazione di immagine, le proprie posizioni conservatrici in questioni come la bioetica e i diritti civili. La Santa Sede rispose per le rime, smentendo l'intenzione di una «riabilitazione», e il circolo degli ex allievi del Papa cambiò tema di dibattito.

Oggi Benedetto XVI si è recato ad Erfurt, nell'ex Germania dell'Est, dove Lutero studiò ed entrò in convento. Ed ha elogiato il 'riformatore' con una convinzione che ha fatto esclamare al leader dei protestanti tedeschi: «Di fatto ha riabilitato Lutero». Ma le divergenze non sono sparite.

Nel duomo dove Lutero venne ordinato sacerdote nel 1507, il Papa tedesco ha sottolineato che «ciò che non gli dava pace era la questione su Dio, che fu la passione profonda e la molla della sua vita e dell'intero suo cammino». Ancora: «La domanda: Qual è la posizione di Dio nei miei confronti, come mi trovo io davanti a Dio? - questa scottante domanda di Martin Lutero deve diventare di nuovo, e certamente in forma nuova, anche la nostra domanda». Ratzinger ha indicato in Lutero un modello attuale: «La maggior parte della gente, anche dei cristiani, oggi dà per scontato che Dio, in ultima analisi, non si interessa dei nostri peccati e delle nostre virtù».

Con i protestanti, insomma, tutto bene, anzi no. Le divergenze ci sono ed emergono quando, poche ore dopo, si presentano ad una conferenza stampa congiunta esponenti del Vaticano, della Conferenza episcopale tedesca e del Consiglio della Chiesa evangelica della Germania. Sorrisi, volti soddisfatti, ma anche frecciate garbate e qualche scintilla. Quando, ad esempio, il presidente del Consiglio della Chiesa evangelica in Germania, il pastore Nikolaus Schneider, risponde ai giornalisti che domandano se la Chiesa cattolica stia riabilitando o, almeno, rivalutando Lutero: «Forse non ci sarà una riabilitazione formale, ma una riabilitazione di fatto della sua figura l'abbiamo sentita molto chiaramente dalla bocca del Papa. Sarebbe fantastico - aggiunge - avere anche una rivalutazione della sua teologia». Immediata la replica del cardinale Kurt Koch, responsabile vaticano dell'ecumenismo: «Questa non è una strada a senso unico», e anche gli evangelici devono spiegare come vedono oggi la Riforma del Cinquecento, se con «continuità» rispetto a quell'epoca o con una «rottura». Il pastore protestante, da parte sua, dice di essere «soddisfatto» dalla giornata col Papa, perché l'incontro è stato «molto serio, profondo e fraterno», ma anche «non soddisfatto» perché rimangono ancora «domande» sul campo. «Il nostro cuore brucia per qualcosa di più», conclude.

Se i protestanti tedeschi si attendevano da parte di Ratzinger un gesto simbolico che chiudesse cinquecento anni di contenzioso, del resto, sono rimasti delusi. Nelle scorse settimane in Germania qualcuno si è spinto a favoleggiare di un ritiro della scomunica a Lutero. Molti luterani, più concretamente, hanno sperato che la Santa Sede risolvesse un annoso problema molto concreto nella vita di numerosi tedeschi: l'eucaristia (o santa cena, per i protestanti, che non vi attribuiscono lo stesso significato dogmatico). La Chiesa cattolica non ammette la cosiddetta ospitalità eucaristica. Il che comporta che quando marito e moglie non sono della stessa confessione e vanno a messa insieme in una chiesa cattolica, il coniuge protestante non si comunica. Ma Ratzinger ha sgombrato il campo dai dubbi. «Alla vigilia della visita del Papa - ha detto parlando in terza persona nel corso di una cerimonia ecumenica nel chiostro dei monaci agostiniani - si è parlato diverse volte di un dono ecumenico dell'ospite, che ci si aspettava da questa visita. Al riguardo - ha proseguito Ratzinger con una punta di ironia - vorrei dire che questo costituisce un fraintendimento politico della fede e dell'ecumenismo». Il rapporto tra fratelli cristiani divisi, insomma, non passa dalle strategie diplomatiche.

Benedetto XVI non è impressionato dal fatto di avere di fronte a sé un esempio illustre di una coppia mista cattolico-protestante: il presidente della Repubblica tedesca, seduto tra la moglie e la cancelliera Angela Merkel. «Signor Presidente, cara Signora Wulff», li saluta Katrin Goering-Eckardt, deputata verde e presidente del Sinodo protestante. «Che bello - prosegue nel discorso pronunciato di fronte al Papa - che entrambi siate qui e celebriate questo culto insieme alle cristiane e ai cristiani provenienti dalle comunità evangeliche e cattoliche-romane». Il pastore Schneider è più esplicito e chiede al Papa di rendere possibile, «in un tempo non troppo lontano», la comunione eucaristica comune. Concetto ribadito poi in conferenza stampa, quando il leader dei protestanti ricorda di aver già posto questa questione da molto tempo e di averne ricevuto l'impressione che i «confratelli» cattolici erano «infastiditi». E' ancora il cardinale Koch a replicare, affermando che analogo fastidio aveva percepito nel mondo protestante quando la Chiesa cattolica pone alcune questioni teologiche fondamentali. Il pastore Schneider ha contro-replicato immediatamente: «Le questioni teologiche sono importanti, ma la vita concreta dei fedeli può essere una vera e propria categoria teologica non meno importante».

Le distanze, insomma, rimangono. Distanze teologiche, ma ben radicate nella cultura di cattolici e protestanti, nonché evidenti nelle ricadute pratiche. Da anni, ad esempio, i grandi convegni ecumenici internazionali naufragano quando cattolici e protestanti iniziano a parlare di bioetica. L'ala «liberal» della galassia evangelica, in particolare, non si ritrova nelle idee vaticane su aborto, ricerca sulle cellule embrionali, fine vita. E, sebbene sulla legge sull'analisi pre-impianto i cattolici tedeschi abbiano trovato nei protestanti larghi sostegni, le divergenze restano. «Viviamo in un tempo in cui i criteri dell'essere uomini sono diventati incerti», ha detto il Papa. «L'etica viene sostituita con il calcolo delle conseguenze. Di fronte a ciò noi come cristiani dobbiamo difendere la dignità inviolabile dell'uomo, dal concepimento fino alla morte - nelle questioni della diagnosi pre-impiantatoria fino all'eutanasia». Anche se Lutero non fosse d'accordo.