1 novembre 2020
Aggiornato 03:00
Elezioni in Tunisia

Ennahda: «Vogliamo democrazia e Islam»

Il movimento islamico tunisico è il grande favorito per le elezioni del 23 ottobre: «La Tunisia di oggi e di domani deve poggiarsi sulla sua identità arabo-musulmana»

TUNISI - Il movimento islamico tunisino Ennahda, grande favorito per le elezioni del 23 ottobre, vuole costruire «un regime democratico basato sui valori dell'Islam». Lo ha dichiarato oggi il suo presidente, Rashed Ghannouchi, durante il congresso di presentazione del programma elettorale a Tunisi.

Davanti a più di mille persone riunite al palazzo dei Congressi, la direzione del movimento ha presentato un programma intitolato «per una Tunisia della libertà, della giustizia e dello sviluppo». «La Tunisia di oggi e di domani deve poggiarsi sulla sua identità arabo-musulmana» ha dichiarato Ghannouchi, elencando le priorità del suo partito: instaurazione di un regime parlamentare, lotta alla disoccupazione e alla corruzione, indipendenza della giustizia, rispetto dell'uguaglianza tra uomo e donna.

«Proponiamo ai tunisini un sistema politico che estirpi le radici della dittatura» secondo un programma in 50 pagine distribuito da Ennahda, movimento duramente represso dal regime di Ben Ali. «Il nostro programma vuole mettere in atto un modello di sviluppo nazionale fondato sui valori islamici» ha reso noto Ennahda, che rivendica spesso la sua prossimità ideologica con l'Akp, il partito islamico-conservatore al potere in Turchia.

Davanti alle preoccupazioni che suscita Ennahda tra intellettuali e laici tunisini, il partito s'impegna nel suo programma a «garantire la libertà di fede e di pensiero» e «i diritti delle minoranze religiose». S'impegna inoltre a «preservare le conquiste della donna», che in Tunisia godono di diritti spesso negati nel mondo arabo. Ennahda assicura, per esempio, di voler «proteggere la libertà della donna contro tutte le imposizioni riguardo all'abbigliamento».

Ennahda è il grande favorito alle elezioni per l'assemblea costituente previste il 23 ottobre. I suoi detrattori lo accusano di ambiguità: ufficialmente moderato, ma reazionario alla base.