16 gennaio 2021
Aggiornato 19:00
Bombe su Sirte

Caccia aperta a Gheddafi. Cnt: «Tripoli è in mano nostra»

L'Unione africana boccia i ribelli: «Si combatte, nessun riconoscimento»

TRIPOLI - Lo cercavano «casa per casa» a Tripoli, sarebbe invece tornato nella città natale di Sirte. Prosegue la caccia a Muammar Gheddafi: la Nato ha bombardato il suo quartier generale, andando probabilmente al di là della risoluzione dell'Onu sull'intervento in Libia. Ma ormai quello che interessa è porre fine alla guerra, dare inizio alla nuova era. E finché Gheddafi non sarà preso, vivo o morto, i suoi cecchini continueranno a difendersi. E a sparare.

La situazione a Tripoli, dopo la confusione di ieri, appare più stabile e chiara: il 95 per cento della capitale sarebbe in mano ai ribelli, almeno secondo Abdel Nagib Mlegta, responsabile militare degli insorti in città. «Ci sono solo poche sacche di resistenza» nei quartieri di Salah al-Din e Abu Salim, ha dichiarato, aggiungendo che la speranza è quella di «catturare Gheddafi nelle prossime 72 ore».

Le forze fedeli al Colonnello combattono. E chi scappa, invece, si vendica come può: più di 150 prigionieri sarebbero stati uccisi a Tripoli dalle guardie lealiste, prima di fuggire di fronte all'avanzata dei ribelli. «Ci sono stati degli episodi di vendetta nelle ultime ore prima della caduta del regime. A Bab al-Aziziya (quartier generale di Gheddafi, preso martedì), c'è stato un massacro» ha dichiarato Mlegta.

Non tutti, comunque, si sono allineati alla posizione dei Paesi occidentali: l'Unione africana (Ua) non intende riconoscere il Consiglio nazionale di transizione (Cnt) come autorità legittima in Libia, fino a quando i combattimenti andranno avanti. Lo ha specificato il presidente del Sudafrica, Jacob Zuma, a margine della riunione a livello dei capi di Stato del Consiglio di pace e sicurezza dell'Unione africana sulla situazione in Libia, ad Addis Abeba. «Se si combatte, si combatte. Non possiamo stare qui e dire che c'è un governo legittimo ora». Zuma ha poi chiesto un «immediato cessate il fuoco».

L'Unione africana ha inoltre lanciato un appello per la formazione di «un governo di transizione che includa tutte le parti in causa», compresi i funzionari del regime. Un esecutivo «che sarebbe il benvenuto» nell'organizzazione.