9 dicembre 2019
Aggiornato 22:30

Libia, i ribelli prendono la Tv di Stato

Ma nel centro della capitale si continua a combattere. Berlusconi ha chiesto al Cnt di astenersi dalle vendette

TRIPOLI - Mentre per le strade di Tripoli si combatte ancora, i ribelli hanno preso il controllo di uno dei simboli del regime di Muammar Gheddafi: la Tv di Stato. Secondo quanto riportato dalla BBC, la tv libica ha cessato le trasmissioni poco prima delle 16 ora italiana. Subito si è diffusa la notizia dell'arresto della presentatrice che ieri era stata protagonista di un'inquietante video in cui, brandendo una pistola-mitagliatrice, aveva minacciato i ribelli di non avvicinarsi all'emittente perché i suoi impiegati erano pronti a «diventare martiri».
Secondo quanto riportato dal giornale britannico The Guardian, sul lungomare e nel centro della capitale le forze ancora fedeli al regime continuano a sparare: un giornalista sul posto ha spiegato che «la situazione è fluida», e che a momenti in cui sembra che gli insorti abbiano avuto la meglio, seguono improvvisamente violenti combattimenti.

Resta ignoto dove si trovi esattamente Gheddafi, anche se i combattimenti più violenti si registrano intorno al suo bunker di Bab al-Azizya: ma voci insistenti sostengono che potrebbe essere asserragliato nel centro ospedaliero di Tajura, mentre lo stesso leader del Consiglio nazionale di Transizione degli insorti, Mustafa Abdel Jalil ha ammesso: «Non sappiamo dove si trovi Muammar Gheddafi». Jalil ha chiesto moderazione a tutti, facendo appello ai combattenti ribelli a Tripoli a non farsi «giustizia da soli», e ha promesso per Gheddafi «un processo giusto», anche se ha precisato di non sapere «come potrà difendersi dai crimini che ha commessi contro il popolo libico e il mondo».

Dall'Italia, anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha chiesto al Cnt di astenersi dalle vendette, auspicando una transizione democratica a cui partecipino tutti i libici. «Il Consiglio Nazionale Transitorio e tutti i combattenti libici impegnati a Tripoli stanno coronando la loro aspirazione a una nuova Libia democratica e unita», ha detto il premier in un comunicato, «il Governo italiano è al loro fianco. Esortiamo il Consiglio Nazionale Transitorio ad astenersi da ogni vendetta e ad affrontare con coraggio la transizione verso la democrazia con spirito di apertura nei confronti di tutte le componenti della popolazione».