8 dicembre 2019
Aggiornato 13:30

Gheddafi è ancora nella sua residenza a Tripoli

Tre figli del leader libico in carcere. Obama: «Gheddafi deve andarsene». Frattini: «Senza l'intervento della Nato sarebbe stato un bagno di sangue». Dopo sei mesi torna a funzionare internet

TRIPOLI - Il colonnello Muammar Gheddafi si trova ancora nella sua residenza di Bab al Aziziya a Tripoli. Lo ha indicato alla France Presse un diplomatico nella capitale libica, che ha incontrato il colonnello nel corso delle ultime due settimane.
«Si trova ancora a Tripoli e attualmente si troverebbe nella sua residenza di Bab al Aziziya», ha affermato questo diplomatico, che ha richiesto l'anonimato.
Combattimenti violenti infuriano questa mattina intorno a Bab al Aziziya, una fortezza di molti ettari che era il bersaglio di molti raid della Nato dall'inizio delle sue operazioni militari in Libia, a marzo.
Quasi tutti gli edifici sono stati distrutti dai bombardamenti dell'alleanza atlantica. Ma il colonello Gheddafi disporrebbe di molti bunker nella sua residenza, ha aggiunto la stessa fonte.

Tripoli, violenti combattimenti intorno compound - Violenti combattimenti sono in corso intorno alla residenza del leader libico Muammar Gheddafi a Tripoli, dove da ieri gli insorti hanno assunto il controllo di vari quartieri. Lo hanno reso noto i cronisti sul posto.
Combattimenti, secondo gli inviati internazionali, sono inoltre in corso nella parte sud della capitale della Libia.
Dalle 6, rumori di conflitti a fuoco con armi leggere e pesanti si avvertivano in provenienza dal sud della capitale, ha indicato, senza potere determinare con esattezza l'origine dei colpi.
Verso le 6.30, raffiche di kalashnikov venivano avvertite molto vicino all'hotel Rixos, dove alloggia la stampa internazionale.
In una breve intervista telefonica rilasciata alla tv satellitare araba al Jazeera trasmessa questa mattina, uno dei figli di Muammar Gheddafi, Mohamed, ha affermato che si trovava a casa sua, senza alcuna intenzione di lasciarla. L'emittente non ha chiarito in quale quartiere risiedesse. L'intervista è stata interrotta dai rumori degli spari, intensi e molto vicini, quindi Mohamed Gheddafi ha ripreso a parlare con tono molto concitato, impaurito.
Mohamed Gheddafi, l'unico figlio che Gheddafi ha avuto dalla prima moglie, è il presidente del Comitato olimpico libico e si occupa dei settori delle poste e delle telecomunicazioni.

Tre figli di Gheddafi in carcere - Saif al-Islam. Al-Saadi e Muhammad Gheddafi: tre dei figli del Colonnello Muammar sono stati arrestati. Secondo il Daily Mail, è stato il presidente del Consiglio nazionale di transizione, Mustafa Abdul Jalil, a confermarlo. Inizialmente, voci discordanti si erano diffuse sulla sorte di Al-Saadi.
Jalil ha detto che Saif al-Islam e Al-Saadi - conosciuto in Italia per aver giocato in Serie A con Perugia, Udinese e Sampdoria - sono stati arrestati, mentre Muhammad si sarebbe consegnato agli insorti.
Comandante delle Forze speciali libiche, Al-Saadi è accusato di aver ordinato all'esercito di sparare sui manifestanti - disarmati - a Bengasi, all'inizio della rivolta contro il regime.

Le truppe di Gheddafi controllano il 15-20% di Tripoli - Le truppe di Muammar Gheddafi controllano ancora il 15-20% di Tripoli. A dirlo alla tv al-Jazeera è stato un portavoce dei ribelli, confermando che i combattimenti sono ancora in corso per le vie della città. In precedenza, gli insorti avevano detto che solo il compound di Gheddafi restava sotto il controllo delle truppe del Colonnello.

Dopo sei mesi torna a funzionare internet - La connessione internet è tornata disponibile per i residenti a Tripoli, per la prima volta dall'inizio della rivolta in Libia, da metà febbraio. Lo hanno raccontato gli stessi abitanti della capitale, nella notte tra domenica e lunedì.
«L'Adsl funziona di nuovo in tutto il quartiere», ha indicato un abitante di Tajoura (est di Tripoli). Altri due residenti di due diversi quartieri non lontani dal centro della capitale, hanno confermato che la rete era tornata disponibile.
Non è ancora possibile determinare come internet sia stato ripristinato, in un momento in cui i ribelli controllano molte zone della capitale. I servizi internet e sms erano stati bloccati dall'inizio della crisi libica.

Obama: «Gheddafi deve andarsene» - Il regime del colonnello Muammar Gheddafi è al collasso e il «tiranno» deve lasciare la Libia per evitare un bagno di sangue. Lo ha affermato il presidente americano, Barack Obama.
In un comunicato, Obama ha inoltre invitato i ribelli libici, che sono entrati a Tripoli ieri, a rispettare i diritti della popolazione, preservare le istituzioni dello stato e procedere veso la democrazia. «Questa notte il movimento contro il regime Gheddafi ha raggiunto un punto di non ritorno. Tripoli si libera del tiranno», ha affermato Obama, in vacanza nella località balneare di Marthas Vineyard (nordest). «Il regime di Gheddafi mostra segni di agonia. Il popolo libico sta mostrando che l'aspirazione universale alla dignità e alla libertà è molto più forte del pugno di ferro di un dittatore», ha aggiunto. Il modo più sicuro di evitare un bagno di sangue è semplice, secondo il presidente americano: «Muammar Gheddafi e il suo regime devono riconoscere che il loro regno è finito. Gheddafi deve riconoscere la realtà che è che non controlla più la Libia. Deve rinunciare al potere una volta per tutte».
Obama ha sottolineato che gli Stati Uniti hanno riconosciuto il Consiglio nazionale di transizione (Cnt), organo dirigente dei ribelli, come governo legittimo e ha affermato «che in questo momento storico e decisivo, il Cnt deve continuare a dare prova dell'autorità necessaria per condurre il Paese verso una transizione che rispetti i diritti del popolo libico».
Il presidente americano ha inoltre sollecitato i ribelli a proteggere le istituzioni dello stato libico e cercare una transizione verso la democrazia che sia «equa e includa tutto il popolo libico». A Washington più di cento persone si sono radunati davanti alla Casa Bianca intonando cori di giubilo.

Frattini: «Senza l'intervento della Nato sarebbe stato un bagno di sangue» - Senza l'intervento della Nato il colonnello Muammar Gheddafi «avrebbe completamente distrutto le città nemiche e sarebbe stato un bagno di sangue con gravi conseguenze anche per il nostro Paese». Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri, Franco Frattini, in un'intervista al Mattino oggi in edicola. «Molti però pensavano bastasse qualche bomba per far crollare il regime», ha sottolineato il titolare della Farnesina. «Invece Gheddafi ha messo mano ai suoi forzieri e ha pagato migliaia di disperati come mercenari con i quali ha occupato Tripoli». Per sconfiggere il regime di Tripoli, ha spiegato il ministro, è stato necessario «l'isolamento internazionale di Gheddafi» e «formare militarmente i ribelli e costruire una vera e propria strategia di accerchiamento. La situazione è cambiata dopo la conquista delle montagne a Sud, poi si è lanciata l'offensiva anche da ovest».

Gli Usa hanno intensificato attività aerea - Gli Stati Uniti hanno intensificato in questi ultimi giorni la loro attività aerea intorno a Tripoli, utilizzando in particolare droni armati, fattore che ha potuto contribuito a far pendere l'ago della bilancia dalla parte degli insorti libici. Lo riporta il New York Times.
Citando responsabili non identificati, il quotidiano scrive che l'aviazione americana ha stabilito negli ultimi giorni una sorveglianza permanente sopra e intorno ai quartieri ancora controllati dalle forze fedeli al colonnello Muammar Gheddafi. Le forze americane sono in particolare ricorse a droni Predator per individuare, seguire e nell'occasione colpire le truppe del colonnello, secondo la stessa fonte. Nello stesso tempo, la Gran Bretagna, la Francia e altri Paesi hanno dispiegato al suolo forze speciali per partecipare all'addestramento e all'armamento dei ribelli, ha aggiunto il quotidiano.
Fino a sabato, gli aerei della Nato e dell'alleanza hanno condotto complessivamente 7.459 missioni in Libia, attaccando migliaia di obiettivi, dei lancia-razzi ai quartieri generali delle forze libiche, ha indicato il New York Times. Questi raid hanno non soltanto distrutto le infrastrutture militari del regime ma hanno anche fortemente ridotto la capacità degli ufficiali lealisti di dirigere le loro truppe. Reparti lealisti si sono così trovati nell'incapacità di muoversi, rifornirsi, o condurre operazioni, secondo il quotidiano. In privato, numerosi responsabili sottolineano tuttavia che la neutralizzazione totale dell'esercito libico potrebbe richiedere ancora molti giorni o settimane.

Cameron torna a Londra per presiedere riunione d'urgenza - Il primo ministro britannico David Cameron è rientrato a Londra, interrompendo le sue vacanze in Cornovaglia, dove alle 9 ora italiana è stata convocato una riunione d'urgenza del Consiglio nazionale di sicurezza sulla Libia. Lo ha indicato Downing Street.
«Il primo ministro è rientrato nella notte a Londra, interrompendo le sue vacanze in Cornovaglia», ha spiegato una stringata nota ufficiale, «Presiederà questa mattina una riunione del Consiglio nazionale di sicurezza sulla Libia».
Ci sarà un resoconto, in forma ancora da determinare, al termine del consiglio. Downing Street aveva diramato ieri sera un comunicato avvertendo che la fine di Muammar Gheddafi era «vicina», dopo l'ingresso dei ribelli a Tripoli. «E' chiaro dopo le scene a cui assistiamo a Tripoli che la fine è vicina per Gheddafi», aveva dichiarato l'ufficio del premier. «Ha commesso crimini spaventosi contro il popolo della Libia e deve andarsene ora per evitare ogni ulteriore sofferenza al suo popolo», aveva aggiunto.
Combattimenti violenti sono in corso questa mattina intorno alla residenza del leader libico Muammar Gheddafi a Tripoli, dove da ieri i ribelli hanno preso il controllo di molti quartieri.

Chavez: «Europa e Usa distruggono Tripoli sotto le bombe» - I governi di Europa e Stati Uniti «stanno distruggendo Tripoli sotto le bombe». Lo ha denunciato il presidente venezuelano, Hugo Chavez, in un discorso dopo aver assistito a una messa al palazzo presidenziale di Caracas.
«Stiamo vedendo oggi le immagini che mostrano come i governi di Europa, non tutti, stanno distruggendo Tripoli sotto le loro bombe come il governo che si professa democratico degli Stati Uniti», ha dichiarato Chavez, stretto alleato del colonnello Muammar Gheddafi. Le bombe stanno cadendo «su scuole, ospedali, case, luoghi di lavoro, campi. Preghiamo Dio per il popolo libico», ha aggiunto.
Chavez, che ha portato il suo sostegno al regime libico dall'inizio della rivolta dello scorso febbraio, ha ancora dichiarato che le forze straniere «stanno commettendo un massacro laggiù» sotto il pretesto di salvare vite «per impossessarsi di un Paese e delle sue ricchezze».
I ribelli sono entrati a Tripoli ieri ed hanno raggiunto nella notte Piazza Verde, in pieno centro della capitale, ma i sostenitori di Gheddafi mantengono «sacche» di resistenza, secondo Mahmoud Jibril, uno dei principali responsabili del Consiglio nazionale di transizione (Cnt).