21 luglio 2024
Aggiornato 11:30
Cultura | Australia

I primi coloni faranno rivivere le antiche lingue aborigene

E' l'obiettivo di una delle più importanti biblioteche australiane. Grazie ai loro scritti, studiosi proveranno a salvarle dall'oblio

SYDNEY - Salvare dall'oblio le lingue aborigene. E' l'obiettivo di una delle più importanti biblioteche australiane, che ha lanciato un progetto di tre anni per «ritrovare e salvare» le lingue native scomparse, con l'aiuto di corrispondenze e racconti dei primi coloni britannici, risalenti a più di due secoli fa.
Quando, nel 1788, i primi coloni arrivarono sulla costa orientale del Paese, nella zona dell'attuale porto di Sydney, circa 250 lingue erano parlate dagli aborigeni. Da allora, sono più di cento quelle ormai morte.

La biblioteca nazionale del New South Wales (lo Stato dove si trova Sydney, nel sud-est) cercherà di 'resuscitarle' grazie agli scritti dei primi coloni, conservati tra i suoi scaffali. Lo ha dichiarato Noelle Nelson, responsabile dell'istituto.

«Le lettere, i racconti e i giornali degli ufficiali della Marina britannica, di topografi e missionari, raccolti nelle importanti collezioni della biblioteca, conservano dei frammenti di queste lingue» ha precisato la responsabile. I ricercatori proveranno a identificare il maggior numero di parole possibile, per metterle a disposizione delle comunità aborigene.

Le antiche lingue dei primi abitanti dell'isola sono scomparse una dopo l'altra: secondo uno studio nazionale condotto nel 2004, solo 145 lingue sono sopravvissute, ma più di un centinaio sono quelle ormai parlate solo da poche decine di persone.

Quando gli inglesi arrivarono in Australia, gli aborigeni erano circa un milione; ora non sono più di 470.000, su 22 milioni di abitanti.