6 aprile 2020
Aggiornato 04:00
Amnesty alla Nato: indagini su morti civili durante raid

Crisi libica, gli Insorti: conquisteremo Brega in pochi giorni

Ieri sera ribelli sono entrati nella zona residenziale della città portuale. Ban Ki-moon preoccupato per l'aumento di vittime civili

BREGA - Gli insorti libici non hanno dubbi: la conquista totale della città petrolifera di Brega, sulla costa del golfo di Sirte, è «una questione di giorni». Da oltre tre settimane, i ribelli, appoggiati dall'aviazione della Nato, stanno cercando di mettere le mani su questo porto a circa 240 chilometri a sud ovest di Bengasi, principale via di passaggio del petrolio estratto nel centro del Paese.
Ieri, gli insorti hanno annunciato di aver conquistato il quartiere residenziale di Brega e ora puntano sulla zona occidentale controllata ancora dai soldati fedeli al leader Muammar Gheddafi.
«Ogni giorno guadagniamo terreno, siamo entrati in città, alcuni nostri uomini sono già penetrati nella zona residenziale», ha spiegato Fawzi Bukatif, ingegnere civile divantato uno dei principali capi militari dell'insurrezione. «Conviene avanzare a piccoli passi per risparmiare vite e mettere in sicurezza la nostra progressione», ha spiegato Bukatif, che comanda le operazioni in tutta la zona. «Chi controlla Brega, controlla tutto il centro desertico del Paese e le riserve di petrolio», ha sottolineato il capo ribelle.
Gli insorti stanno spingendo da est su tre fronti: lungo la spiaggia, sulla strada che arriva da Ajdabiya e ancore più a sud. «Li abbiamo quasi circondati. Stiamo utilizzando l'artiglieria per sgomberare la città», ha precisato Bukatif.

Ban Ki-moon preoccupato per l'aumento di vittime civili - Il Segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha espresso la propria preoccupazione per il crescente numero di vittime civili in Libia, anche in seguito alle incursioni aeree della Nato: pur senza menzionare alcuna delle parti in conflitto il Segretario ha lanciato un invito alla moderazione.
Ban ha sostenuto fin dall'inizio l'azione della Nato contro il regime del leader libico Muammar Gheddafi: appoggio non condiviso da alcuni Paesi membri del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, come Russia e Cina, che ritengono l'intervento dell'Alleanza contrario al mandato della risoluzione approvata per la protezione della popolazione civile in Libia.

Nato: Gheddafi non è più in grado di condurre nessuna offensiva - Le forze del leader libico Muammar Gheddafi «non sono più in grado di portare a termine un'offensiva credibile su grande scala»: lo ha dichiarato il comandante delle operazioni della Nato in Libia, generale Charles Bouchard, intervistato dall'Agence France Presse.
«Le forze terrestri di Gheddafi continuano a diminuire, come entità e volontà di combattere; continuiamo inoltre a vedere un numero notevole di mercenari, mercenari senza pietà provenienti da altri Paesi ed assoldati dalle forze di Gheddafi per colpire uomini, donne e bambini», ha spiegato Bouchard.
Attualmente, operazioni belliche sono in corso sui tre fronti principali del conflitto: Brega, a est di Tripoli, nell'enclave di Misurata e nel Djebel Nefussa, a sudovest della capitale.

Stretta del governo libico sul possesso e sull'uso dei telefoni satellitari di tipo Thuraya. Lo riferisce l'agenzia stampa libica Jana, sottolineando che per il regime di Tripoli gli utilizzatori di questo apparecchio possono commettere il reato di spionaggio a vantaggio della Nato. Chi vorrà utilizzare questo telefono satellitare sul territorio libico - aggiunge Jana - dovrà chiedere una preventiva autorizzazione.
«Gli spioni, tra i traditori e gli agenti al soldo dell'Alleanza atlantica, utilizzano telefoni Thuraya per fornire ai crociati le coordinate dei siti da bombardare, provocando la morte di un gran numero di civili», sottolinea Jana.

Tunisi: «Non forniamo armi ai ribelli» - La Tunisia ha smentito di aver facilitato il passaggio di forniture belliche provenienti dal Qatar e destinate alla ribellione libica, pur non negando il rischio dell'esistenza di un flusso di contrabbando clandestino di armamenti.
Il ministro degli Interni tunisino, Habib Essid, ha sottolineato come la situazione della sicurezza sia ancora «fragile» e nella zona di confine, teatro di operazioni belliche, le pattuglie e i controlli della polizia siano insufficienti, condizioni che rendono «probabile» l'esistenza di un flusso clandestino di armi.
Il Qatar - che ha riconosciuto ufficialmente il Consiglio Nazionale di Transizione ribelle come legittimo rappresentante del governo libico - finanzia un campo profughi e un ospedale in territorio tunisino, i cui accessi sono controllati dall'esercito di Tunisi.

La Danimarca ha prorogato di tre mesi la missione delle proprie forze aeree in Libia, nel quadro delle operazioni della Nato; inoltre, ha autorizzato il Consiglio Nazionale di Transizione ribelle ad inviare un rappresentante diplomatico a Copenhagen.
«Esiste un largo consenso sulla bontà della nostra politica, continueremo ad esercitare pressione sul regime di Muammar Gheddafi e a perseguire i nostri sforzi politici per trovare una soluzione ai problemi in Libia», ha spiegato il ministro degli Esteri danese, Lene Espersen.

Oppositori recuperano aereo-cargo del regime di Gheddafi - Gli oppositori libici hanno recuperato un aereo-cargo, proprietà del regime del colonnello Gheddafi, sequestrato dagli Emirati Arabi Uniti prima di essere riportato ieri a Bengasi, «capitale» ribelle nell'est della Libia.
L'Ilyushin-76TD, un aereo da trasporto militare quadrireattore di fabbricazione sovietica, con una capacità di trasporto di 40 tonnellate, è arrivato ieri proveniente da Dubai ed è fermo da allora all'aeroporto di Bengasi. «Questo aereo era proprietà del governo libico, più esattamente della compagnia internazionale Airlines Group, controllato da un fondo di investimento pubblico» del regime del colonnello Gheddafi, ha spiegato il colonnello Abdel Nasser Busneina, delle forze aeree dell'opposizione.
A inizio agosto, i ribelli si erano già impadroniti di una petroliera, la Cartagena, proprietà del regime libico, con a bordo un carico di 37mila tonnellate di combustibile. La barca era stata catturata nel Mediterraneo mentre seguiva la rotta dall'isola di Malta verso la Libia, con l'aiuto della Nato, secondo l'opposizione.

Amnesty alla Nato: indagini su morti civili durante raid - Il 2 agosto, Amnesty International ha scritto al segretario generale della Nato, Anders Fogh Rassmussen, chiedendo chiarimenti su due casi in cui erano state denunciate perdite civili a Surman e a Tripoli.
Il 19 giugno un proiettile aveva centrato una casa della capitale, uccidendo alcuni civili tra cui due bambini e una donna. Un portavoce della Nato aveva ammesso che, durante un attacco contro un sito missilistico, «un errore aveva fatto sì che l'arma non colpisse l'obiettivo, provocando in questo modo un certo numero di vittime civili».
Il 20 giugno, un attacco della Nato a Surman contro edifici civili in un comprensorio appartenente a una persona vicina a Gheddafi, aveva causato la morte di diversi civili, tra cui due bambini e la loro madre. Secondo la Nato, la struttura era un obiettivo militare legittimo ed erano state prese «tutte le precauzioni in modo che l'attacco minimizzasse ogni possibile rischio di causare vittime civili ove non necessario».
Da marzo, Amnesty International chiede ripetutamente di accedere ai territori sotto il controllo del colonnello Gheddafi, per indagare su violazioni del diritto internazionale dei diritti umani e violazioni del diritto internazionale umanitario che potrebbero essersi verificate nel corso di attacchi della Nato in cui sono state riferite vittime civili.

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