22 febbraio 2020
Aggiornato 21:00
Conflitto nel Darfur

Bashir: è mia la responsabilità della guerra

Ma il Presidente accusa la Corte dell'Aja di usare «due pesi e due misure»

ROMA - Il Presidente sudanese Omar al Bashir si assume per la prima volta la piena responsabilità del conflitto in corso dal 2003 nella regione del Darfur, costato la vita a decine di migliaia di persone. Tuttavia, accusa la Corte penale internazionale dell'Aja (Cpi), che nel 2009 lo ha incriminato per genocidio, di "usare due pesi e due misure" e di condurre una "campagna di menzogne".

"Naturalmente, in quanto Presidente sono responsabile di tutto quello che accade nel Paese", ha detto Bashir in un'intervista esclusiva concessa al quotidiano britannico The Guardian, la prima rilasciata a un media occidentale dopo la sua incriminazione da parte della Cpi. "Tutto quello che succede ricade sotto la mia responsabilità - ha aggiunto - ma quello che è accaduto in Darfur, prima di tutto è un conflitto storico che va avanti dai tempi del colonialismo. Come governo abbiamo combattuto contro quelli che usavano le armi contro la stato, ma alcuni ribelli hanno attaccato alcune tribù, per questo ci sono state perdite umane. Ma niente di paragonabile alle cifre diffuse dai media occidentali, quei numeri sono stati gonfiati per una ragione. E' compito del governo combattere contro i ribelli, ma noi non abbiamo lottato contro la gente del Darfur".

Le stime Onu riferiscono di 300.000 morti e di circa 2,7 milioni di profughi e sfollati dall'inizio del conflitto, nel 2003; secondo Khartoum, invece, i morti sono circa 10.000 e gli sfollati circa 70.000.

Sull'accusa di genocidio mossa contro di lui dalla Cpi, Bashir dice: "Si tratta di una questione politica che rivela due pesi e due misuri, perchè vengono commessi crimini anche in Palestina, in Iraq e in Afghanistan, ma questi non arrivano alla corte internazionale". Il Presidente sudanese attacca quindi il procuratore generale della Cpi, Luis Moreno-Ocampo: "Il comportamento del procuratore della corte è stato chiaramente quello di un attivista politico e non di un professionista del diritto. Adesso è impegnato in una grande campagna per aggiungere nuove menzogne. La più grande che ha detto è stata quella in merito a presunti nove miliardi di dollari che io avrei in una delle banche britanniche, e grazie a Dio, la banca britannica e e il ministro delle Finanze hanno smentito queste accuse".