13 novembre 2019
Aggiornato 22:30
Presidenziali USA

Ron Paul candidato nel 2012? Sì, se il dollaro affonda

E' un superlibertario: no alle tasse, no alla Fed e un sistema monetario in cui la liquidità in circolazione trova riscontro nell'ammontare delle riserve di metalli preziosi

NEW YORK - Cominciano ad aggiungersi nomi alla lista dei possibili candidati presidenziali repubblicani nel 2012. Dopo l'annuncio di Newt Gingrich, che ha avviato la fase esplorativa della candidatura, è Ron Paul, repubblicano del Texas e beniamino del Tea Party, a ventilare la candidatura. Il deputato iper-libertario si dice pronto a scendere in campo nel caso di una crisi del dollaro.

In un'intervista in esclusiva per il Wall Street Journal, Paul è tornato a parlare del suo cavallo di battaglia, l'abolizione della Federal Reserve, oltre che della necessità di ridurre drasticamente le spese governative. E se a detta di Paul la politica monetaria della Fed dovesse provocare un crollo del biglietto verde, allora arriverebbe la decisione di correre per la Casa Bianca. Dove, se vi arrivasse, Paul abolirebbe la banca centrale. Cose che ha scritto nel libro «End The Fed» che fin dal titolo non fa mistero del credo dell'autore: Mettere fine alla Federal Reserve. Secondo Paul bisognerebbe tornare alla convertibilità aurea, un sistema monetario in cui la liquidità in circolazione trova riscontro nell'ammontare delle riserve di metalli preziosi. Paul vorrebbe anche eliminare le tasse sul reddito e smantellare una buona parte dei ministeri dello stato federale.

Terzo tentativo - Nel caso il libertario radicale del Texas decidesse di correre alle presidenziali del 2012, si tratterebbe del suo terzo tentativo. La sua prima candidatura risale al 1988, quando corse come candidato del Libertarian Party, la seconda vent'anni dopo, nel 2008, quando partecipò alle primarie del partito repubblicano.

Libertario - I temi che hanno fatto di Paul il beniamino delle frange più libertarie ne hanno anche fatto un candidato di bandiera per via della radicalità delle sue posizioni, assolutamente isolazioniste in politica estera e nemiche di qualunque imposizione governativa, dalle cinture di sicurezza alle tasse sul reddito, ritenute da abolire. Ma sono posizioni che hanno anche catapultato alla ribalta il figlio Rand Paul, eletto senatore in Kentucky l'anno scorso con i voti del Tea Party. E anche di lui si parla come di un altro futuro candidato repubblicano alla presidenza, ma con più chance del padre. Che l'Economist descrive così, in un articolo questa settimana sulle presidenziali 2012: «Pro: ha dei seguaci leali. Contro: svitato.»