Gheddafi: non me ne vado
«Non ho avuto l’incarico per dimettermi, ma per guidare la rivolta. Volete essere occupati come la Somalia e l’ Afghanistan? Ci attaccano giovani drogati pagati dall’estero. Uscite dalla vostre case e sterminate questi ratti»
TRIPOLI - Il leader libico Muammar Gheddafi non si dimetterà. Lo ha annunciato lo stesso colonnello in un discorso alla Tv di Stato. «Gheddafi non ha incarico per essere dimesso, è il leader della rivoluzione», ha detto Gheddafi durante il suo discorso.
ANCHE L’ITALIA E’ STATA SCONFITTA DALLA LIBIA - Anche l'Italia, allora grande impero, è stata sconfitta dalla Libia, e Muammar Gheddafi non lascerà la sua terra. Lo ha detto oggi lo stesso rais libico in un discorso alla televisione di Stato per cercare di domare la rivolta in corso. «L'Italia, allora grande impero, si è trovata sconfitta di fronte alla Libia - ha detto Gheddafi - io sono un lottatore, ho sempre lottato per una rivoluzione storica, tutti mi hanno sempre seguito. La Libia ha guidato il mondo, non si può interrompere questo percorso per un pugno di ratti che seguono gli stranieri. Io non lascerò la mia terra».
VOLETE ESSERE OCCUPATI DAGLI AMERICANI COME L’AFGHANISTAN? - «Volete che gli americani occupino il Paese come hanno fatto in Somalia e Afghanistan? Uscite e portate questi ratti in prigione, sono una minoranza» ha dichiarato Muammar Gheddafi alla tv. Il Colonnello ha poi invitato l'esercito a riprendere in mano la situazione e la gente a scendere in piazza domani.
CI ATTACCANO GIOVANI DROGATI E PAGATI DALL’ESTERO - Giovani drogati e pagati dall'estero attaccano il regime libico: è quanto ha sostenuto oggi Muammar Gheddafi per cercare di calmare la rivolta popolare. «I gruppi di giovani, drogati, attaccano le caserme e le nostre famiglie - ha detto - noi vogliamo la pace in Libia, hanno approfittato di pace e benessere per attaccare i centri: hanno bruciato i fascicoli dei loro crimini nei commissariati di polizia».
VOGLIONO IMITARE TUNISINI ED EGIZIANI - «Non hanno colpa», ha insistito, «sono giovanissimi che vogliono imitare quelli di Tunisia ed Egitto, sono malati, infiltrati nelle città e pagati. I caduti sono tra questi giovani e tra i poliziotti. Ma chi organizza tutto ciò vive tranquillo all'estero».
USCITE DALLE VOSTRE CASE E STERMINATE QUESTI RATTI - «Uscite dalle vostre case, andate a sterminare questi ratti. Io vi ho restituito il petrolio, prima il 90% se lo portavano via gli stranieri» ha dichiarato Muammar Gheddafi, difendendo il suo ruolo e invitando il popolo a battersi contro i manifestanti.
VI HO RESTITUITO IL PETROLIO CHE PRIMA VI PORTAVANO VIA - «Il potere è sempre stato nelle vostre mani. Il popolo è responsabile delle decisioni: voi avete deciso che il petrolio sia gestito dallo Stato, lo hanno deciso i comitati popolari. Io vi ho restituito petrolio, prima il 90% se lo portavano via».
OGGI LA LIBIA E’ CONSIDERATA UNA GUIDA PER TUTTA L’AFRICA - «Oggi il mondo conosce la Libia», ha detto Gheddafi in un discorso in cui ha insistito molto sull'orgoglio nazionale, con toni accesi e spesso gridando. «Tutti i popoli africani considerano la Libia una guida - ha aggiunto - tutti i grandi del mondo vanno a Tripoli e Bengasi. La vostra immagine è stata distorta dai mass media arabi per umiliarvi, noi ora vogliamo compensarvi con azioni concrete».
IL VESCOVO DI TRIPOLI: QUI E’ TUTTO TRANQUILLO - «Certe notizie che non sono vere sono veleni che possono turbare ancora di più la vita del nostro paese». Così monsignor Giovanni Martinelli, vicario apostolico di Tripoli, che sottolinea come nella città la situazione sia «tranquilla».
«Le posso testimoniare che oggi è una bellissima giornata di sole e non si vede nulla che possa turbare la vita del paese.
Questa mattina sono uscito, ho girato per la città, e mi sembra ci sia una certa normalità di vita. C'è qualche Check Point, controllano documenti, aprono il cofano della macchina, ma niente di più», afferma mons. Martinelli intervistato da Stefano Maria Paci ai microfoni di 'SkyTg24'. «Ne hanno dette di stupidaggini i mass media. Hanno detto che hanno bombardato la nostra Chiesa, che hanno incendiato l'aeroporto. Lo ha detto per esempio Radio France International. Ma insomma! Occorre essere critici nel dare le notizie. Io non posso dire se ci sono morti, non lo posso nè negare nè affermare. Ma certe notizie che non sono vere sono veleni che possono turbare ancora di più la vita del nostro paese. La situazione a Tripoli, ripeto, è tranquilla. Il movimento di contestazione inizia di solito verso sera, all'imbrunire. Durante la notte si fa un po' di chiasso in giro.
So che ci sono stati tanti feriti, e questo attraverso la testimonianza delle suore infermiere che lavorano nei diversi ospedali, soprattutto della Cirenaica. Morti non lo so: può darsi che ce ne siano, non posso confermarlo». Quanto alle prospettive per Gheddafi, «non lo so, difficile dirlo», afferma. «Gheddafi è deciso a restare come anche il figlio. Non credo sia facile lasciare la nazione così. Doverla lasciare su pressione internazionale potrebbe forse essere una possibilità, ma non la vedo come una cosa immediata. D'altra parte non c'è un parlamento in Libia, non c'è una Costituzione, quindi occorre fare le cose con molta prudenza, non si può lasciare il paese allo sbaraglio».
LA COMUNITA’ ARABA IN ITALIA: SI PARLA DI MILLE MORTI - Sarebbero circa un migliaio i dimostranti uccisi a Tripoli, in Libia, durante le manifestazioni anti-regime. A dichiararlo a TMNews è il presidente della comunità del mondo arabo in Italia (Comai), Foad Aodi.
«Amici libici in contatto con i familiari che si trovano lì raccontano di una situazione drammatica, di uno scontro aspro, forte. Tutti parlando di tanti morti, intorno a mille. Una cifra spaventosa, che mi auguro non sia vera» ha dichiarato Aodi, che è anche il presidente dell'Amsi (Associazione medici di origine straniera in Italia).
«E' caduto il Muro della paura nel mondo arabo, dopo il Muro di Berlino. E' iniziata la primavera della volontà del popolo. E' la rivoluzione della dignità umana ed economica, collettiva.
L'Italia e la comunità internazionale non possono trascurarla, e fare finta di nulla» ha concluso il professore.
L’ENI SOSPENDE PARTE DEI RIFORNIMENTI DI GAS E PETROLIO DALLA LIBIA - In relazione all'attuale situazione in Libia «alcune attività di produzione petrolifera e di gas naturale sono state temporaneamente sospese in via precauzionale e i relativi impianti sono stati messi in sicurezza». Lo sottolinea l'Eni in una nota nella quale si specifica che «le installazioni di produzione e trattamento di idrocarburi nel Paese non hanno subito alcun danneggiamento. E' inoltre in corso il completamento del rimpatrio dei propri dipendenti e dei familiari, avviato nella giornata di ieri. In Libia rimangono ancora 34 dipendenti, presso i siti operativi e il presidio di Tripoli».
Eni, conclude la nota, «ha provveduto a rafforzare ulteriormente le misure di sicurezza a tutela di persone e impianti e sta operando un costante monitoraggio della situazione in corso».
CASTRO: GLI USA PRONTI AD INVADERE LA LIBIA - Gli Stati Uniti «non esiteranno» ad ordinare alle truppe della Nato di invadere la Libia per mettere le mani sulle riserve di petrolio. Lo ha affermato il leader cubano Fidel Castro, dubitando della repressione violenta da parte del governo di Gheddafi. «E' assolutamente evidente che gli Stati Uniti non si preoccupano della pace in Libia e non esiteranno a dare l'ordine alla Nato di invadere questo ricco Paese. Credo si tratti di una questione di ore o di giorni», ha sottolineato l'ex presidente cubano in una delle sue «riflessioni» pubblicate regolarmente dalla stampa cubana.
Secondo il padre della rivoluzione cubana, 84 anni, «bisognerà attendere» per sapere se si tratta di «verità o menzogna» le notizie di violente repressioni contro i movimenti di protesta, che hanno provocato centinaia di morti, secondo diverse organizzazioni umanitarie.
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