Gianni Letta: La Libia può cambiare gli equilibri nel mondo
Pronto a partire un c-130. Farà la spola con Tripoli e rimpatrierà i primi cento italiani. Ripresi in mattinata i raid degli aerei di Gheddafi. La Clinton: Basta con il bagno di sangue
ROMA - La situazione in Libia e in tutto il Nord Africa «rischia di cambiare gli equilibri in alcune aree del mondo». Lo ha detto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, nel corso del suo intervento in apertura dei lavori degli stati generali della città per Roma Capitale.
«C'è qualcosa alle porte di casa - ha detto Letta - che brucia e che rischia di cambiare gli equilibri in alcune aree del mondo e la presenza stessa dell'Italia e dell'Europa in quelle aree».
UNITA’ DI CRISI CON LE OPPOSIZIONI: MARONI DICE SÌ A CASINI - Il ministro dell'Interno, il leghista Roberto Maroni, appoggia la richiesta del leader Udc Pier Ferdinando Casini per la creazione di una «unità di crisi» aperta ai partiti dell'opposizione. Lo scrive il 'Corriere della sera'.
«I due - scrive il quotidiano di via Solferino in un retroscena di Fiorenza Sarzanini - ne avrebbero parlato in colloquio telefonico e stasera la questione sarà affrontata nella riunione convocata a palazzo Chigi».
OPERAZIONE RIMPATRIO DEGLI ITALIANI - Un C-130 dell'aeronautica militare italiana è pronto a partire per Bengasi alla scopo di rimpatriare i primi 100 italiani dalla città libica»: lo ha confermato oggi il ministro della difesa, Ignazio La Russa, precisando che «l'aereo dovrebbe partire in mattinata e rientrare in giornata».
Il ministro, con i vertici militari, sta preparando un «report» per la riunione interministeriale di questa sera con i colleghi Roberto Maroni e Franco Frattini: «stiamo approntando ogni soluzione per far fronte a tutte le possibili evenienze», ha detto La Russa.
RIPRESI I RAID AEREI SU TRIPOLI - Mentre al Jazeera riporta la notizia di nuovi raid aerei su Tripoli il leader libico Muammar Gheddafi è apparso ieri sera in televisione per smentire le voci che lo davano in fuga dalla Libia, sconvolta da giorni dalle proteste e da una violenta repressione, e riparato in Venezuela. «Vedrò i giovani in Piazza Verde. Per dimostrare che sono a Tripoli e non in Venezuela, e smentire le televisioni, questi cani», ha detto il colonnello, ripreso dalla televisione di stato libica nella sua residenza di Bab Al Aziziya, a Tripoli.
L’AEROPORTO DI BENGASI DISTRUTTO - Ma dall'Egitto giunge la notizia che la pista dell'aeroporto di Bengasi sarebbe stata distrutta e nessun aereo potrebbe quindi atterrare.
IL MONDO ARABO IN ALLARME - La crisi libica mette in allarme il mondo arabo. Mentre Hamas e l'Iran condannano le violenze contro i civili, la Lega araba convoca una riunione d'urgenza per oggi e l'Egitto rafforza i controlli alla frontiera. La riunione è prevista alle 17 locali (le 16 italiane) e si terrà a livello di ambasciatori dei ventidue membri dell'organizzazione. Il segretario della Lega araba, Amr Moussa, ha espresso la sua «estrema preoccupazione» dopo la cruenta repressione delle manifestazioni contro il colonnello Muammar Gheddafi in Libia, chiedendo di «interrompere tutte le forme di violenza».
L’EGITTO RINFORZA LE FRONTIERE - «Le rivendicazioni di tutti i popoli arabi che richiedono riforme, lo sviluppo e il cambiamento sono legittime», ha dichiarato Moussa in un comunicato. Il rappresentante permanente della Libia presso la Lega, Abdel Moneim al-Honi, ha annunciato le dimissioni dall'incarico unirsi alla «rivoluzione» e ha protestato per la «violenza contro i manifestanti» nel Paese.
LA CINA CHIEDE GARANZIE PER I SUOI CITTADINI . Secondo la stampa, circa 30mila cinesi lavorano attualmente in Libia, in preda a una rivolta nei confronti del regime del colonnello Muammar Gheddafi e a disordini gravissimi. Con molte città della Libia in preda a scontri violenti, molti uomini armati hanno attaccato domenica sera il sito del cantiere della società cinese Huafeng, ad Ajdabiyah (est della Libia). I ladri hanno portato via in particolare borse e pc, senza provocare feriti, ha precisato il quotidiano citando l'ambasciata della Cina a Tripoli. Gli operai, muniti di passaporto e di viveri, si sono diretti a piedi verso Tripoli, città distante «alcune centinaia di chilometri», dove sperano di prendere un aereo per rientrare in Cina.
Pechino ha chiesto a Tripoli di garantire la sicurezza dei cinesi in Libia.
«La Cina ha rivolto alla Libia una protesta, chiedendole di compiere un'indagine (sull'attacco), di portare di fronte alla giustizia i suoi autori e di garantire la sicurezza dei lavoratori cinesi», ha dichiarato Ma Zhaoxu, portavoce del ministero degli Esteri esteri.
La Cina ha chiesto ai suoi imprenditori di rinviare i loro viaggi in Libia e alle aziende cinesi di prendere precauzioni a causa dei disordini che scuotono il Paese e che hanno provocato centinaia di morti.
LA CONFERENZA ISLAMICA: UNA CATASTROFE CONTRARIA AI VALORI DELL’ISLAM - La L'Organizzazione della conferenza islamica (Oci) ha condannato l'uso «eccessivo» della forza da parte del governo di Tripoli per reprimere la rivolta popolare in Libia. In un comunicato pubblicato a Gedda, Arabia Saudita, l'Oci ha denunciato «una catastrofe umana contraria ai valori dell'islam e dell'umanità» e «un numero considerevole di morti e feriti» in Libia, dove i manifestanti chiedono le dimissioni di Muammar Gheddafi al potere da circa 42 anni.
HILLARY CLINTON: GHEDDAFI RISPETTO IL SUO POPOLO - Gli Stati Uniti chiedono alla Libia di mettere fine a «un bagno di sangue inaccettabile»: Lo ha detto il capo della diplomazia americana, Hillary Clinton. «Il mondo osservata allarmato la situazione in Libia - ha detto - e gli Usa si associano alla comunità internazionale per condannare con fermezza la violenza. Il governo libico ha la responsabilità di rispettare il diritto universale del popolo... Bisogna fermare questo bagno di sangue inaccettabile».
L'amministrazione Obama, ha proseguito la Clinton, «lavora intensamente con i suoi alleati nel mondo per far arrivare questo messaggio al governo libico».
Gli Usa nel 2008 hanno rinominato per la prima volta un ambasciatore in Libia dal 1972. Tra i due paesi le relazioni diplomatiche sono state totalmente assenti tra il 1981 e il 2004.
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