15 dicembre 2019
Aggiornato 00:00

Via dall'Afghanistan entro il 2014. La Nato vara la sua «exit strategy»

I Paesi membri incontrano Karzai e Ban Ki Moon. Berlusconi: altri 200 addestratori per Kabul. Ma i talebani minacciano ancora: «Non cambia nulla»

LISBONA - La exit strategy per l'Afghanistan arriva dal vertice Nato di Lisbona: stiop alle operazioni di combattimento entro il 2014. E i talebani cantano vittoria. Ma anche sull'effettivo passaggio agli afgani del controllo ci sono dei distinguo, in particolare dagli Stati Uniti.
La riunione dei capi di Stato e di governo di Lisbona è stata dedicata alla graduale strategia di uscita dall'Afghanistan. L'Alleanza sostiene gli sforzi del governo di Hamid Karzai per «riconciliare e reintegrare quei membri, tra gli insorti, che rinunciano alla violenza». La exit strategy prevederebbe quindi l'uscita degli eserciti stranieri dal paese, ma anche un sostegno alla formazione delle forze di polizia e al nuovo esercito afgano.

Tuttavia, ci sarebbero divergenze in seno agli alleati. In particolare un alto funzionario dell'amministrazione Usa, parlando in condizione di anonimato, ha detto chiaramente che gli Stati Uniti non si sono affatto impegnati a terminare la loro missione di combattimento entro il 2014, e anche il presidente Barack Obama ha detto in conferenza stampa che bisognerà attendere quella data per capire se sarà effettivamente possibile passare il comando agli afgani. Il primo ministro Britannico David Cameron da parte sua ha invece assicurato da parte sua che «non ci saranno più in Afghanistan truppe da combattimento britanniche a partire dal 2015», mentre il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha detto che «tutti siamo prudenti sulle date», nonostante ci sia l'intenzione di completare la fase di transizione per la data prevista.

Intanto reagiscono anche i talebani, secondo cui la Nato «è destinata alla sconfitta». «Appare chiaro che dopo nove anni di occupazione, gli invasori sono destinati alla stessa sorte di chi ha imboccato la stessa strada prima di loro», ovvero ai soldati russi, afferma il gruppo estremista in un comunicato inviato per email. «L'aumento delle truppe, la nuova strategia, i nuovi generali, i nuovi negoziati e la nuova propaganda non hanno avuto alcun effetto», prosegue il comunicato.