2 dicembre 2021
Aggiornato 22:00
Emergenza ambientale

Obama: i colpevoli pagheranno

Il Presidente americano: «Rivedremo le leggi». Intanto il titolo Bp perde il 12% in borsa. Analisti: «Compagnia rischia scalata»

NEW YORK - Il presidente americano Barack Obama ha ordinato ai membri della commissione indipendente, che sta indagando sulla marea nera nel Golfo del Messico, di esaminare il disastro e le sue cause per impedire che in futuro gli Stati Uniti si ritrovino ancora di fronte a una simile catastrofe. Parlando dal giardino delle rose della Casa Bianca dopo l'incontro con i due presidenti della commissione, il senatore Bob Graham e William Reilly, ex capo dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente, Obama ha assicurato che i colpevoli del disastro finiranno davanti alla giustizia.

CAMBIEREMO LE LEGGI - Graham e Reilly «hanno il mio pieno sostegno nel seguire i fatti ovunque essi conducano, senza paura e favori», ha detto Obama precisando che se le leggi si sono dimostrate insufficienti, andranno cambiate. Anche il controllo del governo, se non è stato abbastanza severo, dovrà cambiare, ha aggiunto. Allo stesso tempo, coloro che hanno infranto le leggi, saranno perseguiti per legge. Il presidente ha poi detto ai due co-presidenti di presentare un rapporto tra sei mesi «contenente le indicazioni su come prevenire e ridurre l'impatto di ogni futura fuga di greggio proveniente da trivellazioni offshore».
Nel tentativo di dimostrare il ruolo sempre più significativo dell'amministrazione di fronte al peggio disastro ecologico della Storia americana, oggi il ministro della Giustizia Eric Holder effettuerà una visita sulle coste del Golfo del Messico per esaminare le zone colpite e incontrare le autorità legali locali. Molti senatori hanno chiesto al Dipartimento di Giustizia di determinare se le responsabilità siano civili o penali.
Obama ha anche ricordato che la British Petroleum, gestore della piattaforma collassata Deepwater Horizon, dovrà rispondere economicamente di tutti i danni finanziari causati nella regione.

RISCHIO SCALATA - Intanto la Bp, che ha dichiarato di aver speso finora oltre 990 milioni di dollari per far fronte all'incidente, naviga in acque finanziarie più torbide di quelle del Golfo. Oggi il titolo sta perdendo a Wall Street il 12%, pari a 17 miliardi di dollari, per la paura degli investitori che il gigante petrolifero possa fallire nel suo ennesimo tentativo di contenere la chiazza di petrolio e rimanga sommerso dai costi di tali operazioni e dalle cause che stanno piovendo da ogni parte. Per alcuni analisti il bilancio patrimoniale di Bp è solido abbastanza per far fronte a tali spese, ma per altri la compagnia potrebbe diventare così debole da diventare obiettivo di un'eventuale scalata. Senza contare che il futuro della Bp nel Golfo, da dove proviene il 14% della produzione prevista per il 2010, è ormai a rischio.