15 aprile 2021
Aggiornato 01:00
Campagna «Riscriviamo il Futuro»

Minori e guerre, metà delle vittime sono bambini

Rapporto Save the Children: «Sono 18,5 milioni i bimbi costretti a vivere come profughi»

ROMA - Le scuole con i loro bambini studenti e gli insegnanti sono sempre più spesso bersaglio di attacchi, nelle guerre in corso in tutto il mondo. Guerre e conflitti armati che, anziché diminuire, aumentano: sono stati 32 nel 2007, sono saliti a 39 nel 2008. E' quanto emerge dal rapporto di Save the Children «Il futuro è adesso», diffuso a conclusione della Campagna «Riscriviamo il Futuro», lanciata dall'organizzazione internazionale nel 2006, per garantire istruzione ai bambini in paesi in conflitto o post conflitto.

Secondo il nuovo rapporto, azioni violente nei confronti di alunni ed edifici scolastici in aree colpite da conflitti armati sono in aumento perché le scuole sono sempre più spesso viste da eserciti e gruppi combattenti come bersagli semplici e allo stesso tempo di alto valore simbolico. Inoltre, si spiega in una nota, per un numero ancora importante di minori, la scuola è un diritto negato poiché le guerre costringono milioni di bambini a lasciare le proprie case e villaggi e a vivere da profughi e sfollati.
Si stima che i civili costituiscano il 90% delle vittime dei conflitti mondiali: la metà di essi sono bambini, afferma Save the Children. Sono 18.5 milioni, invece, i minori costretti a scappare dalle proprie abitazioni o comunità a causa delle guerre e che -si calcola - vivranno da profughi o sfollati almeno per 17 anni.
Ad oggi sono 39 milioni i minori esclusi dall'istruzione in aree afflitte da guerre o che ne sono appena uscite: un bambino su tre, in queste regioni, non va a scuola.