14 giugno 2024
Aggiornato 10:30
Polemiche dopo il referendum svizzero

Minareti, la stampa elvetica: ha prevalso la paura

Preoccupazione mista a stupore negli editoriali

GINEVRA - «La Svizzera spezza i minareti» come arbusti. Questo è il titolo che oggi campeggia sul tabloid elvetico Blick e che riassume le origini e le conseguenze del voto di ieri in Svizzera. Ha prevalso la «Paura degli altri», un «Voto di pancia» è uscito dalle urne, l'«Irrazionalità» ha prevalso: all'indomani del sì a favore dell'iniziativa contro la costruzione di minareti, editoriali e commenti di stupore misto a preoccupazione tentano di dare una lettura della scelta fatta nel segreto delle urne dai cittadini elvetici, diversa da quella espressa alla vigilia nei sondaggi.

«I musulmani in Svizzera non meritano l'ingiustizia di questo voto-sanzione ispirato dalla paura e dall'ignoranza», scrive il quotidiano francofono Le Temps. «Alcuni, politraumatizzati dalla crisi, hanno messo nell'urna un voto di protesta e di diffidenza, più che di odio», annota la Tribune de Geneve. Secondo il friburghese La Liberté, chi ha votato sì all'iniziativa è stato spinto «dai timori legati all'islamizzazione del paese e da una circolazione delle popolazioni che va troppo in fretta»: vale a dire le tesi sfruttate dai promotori dell'iniziativa. La paura è fondata «su clichés diffusi dalle immagini di islamici fanatici e integralisti» sottolineano L'Express e L'Impartial, del canton e francofono di Neuchatel. Secondo il 24 Heures, il Governo è stato troppo timido e i «partiti tradizionali praticamente assenti» durante la campagna.

Molti criticano governo e parlamento per non aver respinto l'iniziativa quando era in loro potere farlo, altri sottolineano le ricadute di immagine a livello internazionale: «I nostri diplomatici avranno molto da fare» anticipa l'editorialista della Neue Zuercher Zeitung. Quanto al quotidiano di sinistra Tages Anzeiger, il sì all'iniziativa rappresenta «un'amara sconfitta per la pace religiosa»; la Svizzera è divisa fra una visione moderna e aperta al mondo e una più tradizionale e nazionalista.