23 maggio 2019
Aggiornato 01:00
Discorso di 40 minuti alla Suntory Hall di Tokyo

Obama in Asia: «vogliamo rafforzare i rapporti con Pechino»

Nel mentre a Singapore l'Apec «frena» su clima: niene appello riduzione emissioni

SINGAPORE - Gli Stati Uniti non si sentono minacciati da una Cina in ascesa e cercheranno di rafforzare i loro rapporti con Pechino, mantenendo strette relazioni anche con gli alleati tradizionali come il Giappone. E' quanto ha detto oggi il presidente americano Barack Obama, in un discorso di 40 minuti tenuto oggi alla Suntory Hall di Tokyo prima di partire per Singapore.

«Apprezziamo gli sforzi della Cina per svolgere un ruolo maggiore sullo scenario mondiale», ha affermato Obama. «Una Cina potente e ricca può essere una forza per la comunità internazionale», ha aggiunto. «In un mondo interconnesso - ha spiegato il presidente Usa prima di lasciare Tokyo - il potere non deve essere un gioco a somma zero, e le nazioni non devono temere il successo delle altre». Obama è poi arrivato a Singapore, seconda tappa del suo tour asiatico di nove giorni, per partecipare al vertice dell'Apec (Cooperazione economica Asia-Pacifico).

I leader che partecipano al summit annuale economico dei Paesi dell'Asia-Pacifico (Apec) hanno deciso che domani, nella loro risoluzione finale, non lanceranno un appello per ridurre del 50% le emissioni di Co2, come previsto in precedenza. Lo ha indicato un portavoce cinese.

L'obiettivo era stato incluso nella bozza di risoluzione mostrata una settimana fa alla stampa, ha ammesso Yi Xianliang, responsabile del ministero cinese degli Affari esteri. «Ma si tratta di una questione molto controversa a livello mondiale - ha aggiunto, parlando con i giornalisti - se l'avessimo messa nel comunicato (finale), credo che ciò avrebbe potuto alterare il processo delle trattative». I 21 leader dei paesi membri dell'Apec concluderanno domani il forum pubblicando una risoluzione che riassume le loro discussioni, che riguardano ovviamente la situazione economica, la liberalizzazione del commercio e, quest'anno, le trattative sul clima a qualche settimana dall'importante vertice Onu a Copenhagen.

Nel testo della bozza era scritto: «Pensiamo che le emissioni globali debbano raggiungere un livello minimo nel corso dei prossimi anni e debbano essere ridotte del 50% sotto il livello del 1990 entro il 2050». Ma c'è chi non vuole che dal summit nella capitale danese esca un accordo vincolante.

La questione sarà al centro della visita del presidente americano Barack Obama a Pechino a partire da lunedì. La Cina e gli Stati Uniti sono i due maggiori produttori di Co2 nel mondo, con oltre il 40% del totale di emissioni.