20 ottobre 2019
Aggiornato 05:00
Tensione a margine del Summit APEC

Obama-Hu Jintao, scontro sulla rivalutazione dello yuan

USA: Troppo lente le riforme economiche a Pechino. Non c'è reciprocità nelle relazioni commerciali. Dura la replica: Anche se rivalutiamo la moneta, i problemi degli USA restano

HONOLULU - Nonostante i sorrisi formali e le strette di mano, il presidente degli Stati uniti Barack Obama e il numero uno cinese Hu Jintao si sono confrontati a muso duro nel loro faccia-a-faccia tenuto a margine del summit della Cooperazione Asia-Pacifico (Apec) a Honolulu. Il padrone di casa, Obama, ha accusato la Cina di mantenere alte le barriere - dalla moneta sottovalutata alle sistematiche violazioni della proprietà intellettuale - che rendono difficile agli Stati uniti esportare nel grande mercato cinese. Hu ha risposto che, comunque, anche l'eventuale rivalutazione dello yuan, che gli Usa vorrebbero vedere per rendere le loro merci competitive, non risolverebbe i problemi dell'economia americana.
Obama, nell'incontro bilaterale con Hu, s'è lamentato per la lentezza nei cambiamenti della politica economica di Pechino, secondo quanto ha riporta Micharl Froman, consigliere di Obama per l'economia internazionale. Il presidente Usa ha detto a Hu «molto chiaramente che gli americani e le loro imprese sono sempre più impazienti e innervositi dalla lentezza nei cambiamenti nella politica economica della Cina e dall'evoluzione delle relazioni economiche sino-americane». Ha spiegato Froman.
Già intervenendo in precedenza, Obama aveva accusato ieri Pechino di violare i diritti di proprietà intellettuale delle aziende Usa, facendo loro perdere il vantaggio nell'innovazione.
«Non è accettabile che noi non possiamo godere del vantaggio competitivo di cui abbiamo bisogno in un mercato vasto come quello della Cina», aveva detto il presidente Usa. «Non ci si può attendere - aveva continuato - che gli Usa restino a braccia incrociate se non c'è reciprocità nelle relazioni commerciali».
L'America, aveva esclamato, «vuole che voi rispettiate le regole del gioco». Obama, nell'intervento, aveva anche ricordato che lo yuan, la valuta cinese, resta secondo gli Usa sottovalutata, anche dopo i rialzi degli ultimi anni.

Cina: anche se rivalutiamo la moneta, i problemi degli USA restano - In quell'incontro, Hu s'era limitato ad assicurare che, col suo ritmo di crescita, la Cina avrebbe certo contribuito alla ripresa globale. «La ripresa economica mondiale è minacciata da un'instabilità e un'incertezza» accresciute dalla crisi del debito in Europa, ha affermato il numero uno di Pechino. «Lo sviluppo della Cina - ha continuato - costituisce una fonte d'energia importante per la crescita dell'Asia-Pacifico e per il mondo intero». In questo senso, aveva ancora detto il numero uno di Pechino, la Cina s'impegna ad aumentare le sue importazioni. Nessun cenno, invece, allo yuan.
E' stato nel faccia a faccia che invece il presidente cinese ha chiarito cosa pensa della richiesta americana di rivalutare la moneta cinese. «Anche se lo yuan aumentasse considerevolmente, non risolverebbe i problemi che gli Stati uniti devono affrontare», ha affermato Hu Jintao, secondo quanto riferito dal sito internet del ministero degli Esteri cinese.
I problemi degli Usa, come il deficit commerciale il tasso di disoccupazione, non sono causati dallo yuan sottovalutato, ha detto ancora Hu Jintao, spiegando che Pechino continuerà con un graduale allentamento del suo regime di cambio, anche se gli americani considerano il ritmo del rialzo dello yuan, attualmente a loro dire sottovalutato del 30 per cento, troppo lento.