13 novembre 2019
Aggiornato 20:00
Esteri. Elezioni Afghanistan

Abdullah: «No a ballottaggio, dubbi su voto»

Problemi di legittimità per Karzai, per la Commissione elettorale si può votare

KABUL - La decisione di Abdullah Abdullah di ritirarsi dal ballottaggio delle presidenziali del 7 novembre pone un serio problema di legittimità per il governo del presidente uscente, Hamid Karzai, pur virtualmente certo ora di rimanere al potere e che ha affermato di «sperare» nel regolare svolgimento di un secondo turno, confermato peraltro dalla Commissione Elettorale.

RISCHIO FRODI - Dopo la rinuncia di Abdullah, che ha giustificato la sua decisione con il rischio di frodi elettorali su grande scala, e le minacce dei talebani lo svolgimento del secondo turno appare a questo punto inutile dal punto di vista dell'esito finale; Abdullah non ha peraltro chiesto ai propri sostenitori di boicottare il voto, lasciandoli liberi di decidere se recarsi o no alle urne e vietando loro di organizzare manifestazioni di piazza.

INCOGNITA AFFLUENZA - Tuttavia, sottolineano gli analisti, Karzai si trova di fronte a un dilemma: se il ballottaggio non dovesse tenersi Abdullah potrebbe rifiutarsi di riconoscere l'autorità del Presidente, alla luce di un primo turno elettorale macchiato da numerose frodi (il 25% dei voti annullati) che sarebbe rimasta l'unica investitura ricevuta da Karzai; d'altra parte è probabile che la partecipazione al secondo turno sia talmente bassa da inficiare comunque la legittimità del voto.

COMMISSIONE ELETTORALE: «SI VOTI» - L'eventualità di un ritiro di uno dei candidati non era stata prevista: la decisione di procedere con il voto è stata presa dalla Commissione elettorale indipendente: Karzai si era da parte sua già detto disponibile ad accettare qualsiasi decisione in materia degli organi legali competenti, prima di precisare tuttavia che il suo governo non è obbligato a rispettare quanto deciso dalla Commissione; il rappresentante dell'Onu in Afghanistan Kai Eide, aveva auspicato che il processo elettorale venisse portato a termine «in maniera legale e senza alcun ritardo».

IL RUOLO DEI TALEBANI - In realtà la Costituzione afgana - come ha sottolineato la stessa Commissione - non lascia spazio a soluzioni alternative che non siano quella di far svolgere comunque un secondo turno, nonostante fosse stata proposta anche la celebrazione di una nuova Loya Jirga con la partecipazione anche dei talebani più moderati. Proprio i talebani vengono considerati i maggiormente beneficiati dall'attuale crisi politica, che potrebbe portare a un maggior numero di reclutamenti e a una maggiore influenza sull'opinione pubblica afgana.

BROWN OTTIMISTA - Il premier britannico Gordon Brown spera che dalle elezioni in Afghanistan esca un governo che rifletta il volere della popolazione. «Spero di vedere emergere un governo che rifletta il volere della gente, che raggiunga e comprenda tutte le parti della società afghana e che sia pronto ad agire con forza per affrontare le sfide del Paese. Siamo pronti a lavorare con un governo del genere»