19 novembre 2019
Aggiornato 13:30
Tribunale penale internazionale Onu

Oggi processo a Karadzic, imputato annuncia: «Non sarò in aula»

L'udienza attesa alle 9 al tribunale dell'Aja. Karadzic è accusato di essere il cervello della guerra di Bosnia

L'AJA - Quattordici anni dopo la fine della guerra di Bosnia, si apre oggi di fronte al Tpi (Tribunale penale internazionale Onu per i crimini di guerra nella ex Jugoslavia) il processo per genocidio all'ex leader politico dei serbi di Bosnia, Radovan Karadzic, che ha già annunciato che non si presenterà in aula.

I giudici - il sudcoreano O-Gon Kwon, il britannico Howard Morrison e Melville Baird, di Trinidad e Tobago - apriranno oggi l'udienza alle 9 all'Aja. Radovan Karadzic, 64 anni, che si difende da solo, aveva annunciato mercoledì di non essere «pronto» e che avrebbe quindi boicottato l'apertura del processo, della durata prevista di due anni. Spetterà ai giudici decidere se ordinare lo svolgimento del processo in sua assenza, imporgli un avvocato o rinviarlo.

Karadzic è accusato di essere il cervello della guerra di Bosnia (1992-1995), che ha provocato 100.000 morti e 2,2 milioni di sfollati, per aver tentato di estromettere i musulmani e croati dai territori della Bosnia ambiti dai serbi. Si è dichiarato non colpevole. Tra i capi di imputazione ce ne sono due per genocidio, in occasione dei primi mesi della guerra e per il massacro di oltre 7.000 uomini a Srebrenica (est della Bosnia) nel luglio 1995.

Deve inoltre rispondere di crimini di guerra e crimini contro l'umanità, distruzione, omicidi, torture, violenze sessuali commesse in diciannove municipi bosniaci, a Srebrenica e durante l'assedio di Sarajevo, durante il quale morirono 10.000 persone.

Karadzic, arrestato nel luglio 2008 a Belgrado dopo tredici anni di latitanza, è il responsabile del conflitto bosniaco di più alto grado a essere giudicato dal Tpi. Il suo ex alleato, il presidente jugoslavo Slobodan Milosevic, morì all'Aja prima della fine del suo processo nel marzo 2006. Il suo alter ego militare, il generale serbo-bosniaco Ratko Mladic, è ancora latitante.