18 novembre 2019
Aggiornato 05:30
Esteri. Iraq

Esce dal carcere da «eroe» il reporter delle scarpe contro Bush

Case, macchine, mogli e anche un cavallo italiano col suo nome

BAGHDAD - Oggi sarà il «Muntasar (o Muntazer, secondo un'altra traslitterazione dall'arabo) al Zaidi Day»: uscirà di prigione il giornalista che ha osato scagliare, una dopo l'altra, le sue scarpe contro Bush durante l' ultima conferenza stampa del presidente americano a Baghdad. Un mito, un eroe per il mondo gli iracheni e per tutto il mondo arabo. Per lui sono in programma grandi festeggiamenti. Oggi da tutte le tribù irachene, da Ramadi a Nassirya, sciiti e sunniti manderanno delegazioni per celebrare il ritorno a casa di Muntasar. Ci sarà un grande banchetto di ringraziamento.

In arrivo anche regali e riconoscimenti di ogni tipo: case, automobili e mogli. E, piccola curiosità, alle prossime aste di purosangue in Italia, a Settimo Milanese, tra una settimana, passerà sotto il martello del banditore anche un puledro di sangue eccelso che porta il suo nome e che certamente potrebbe fare gola agli emissari dello Sceicco del Dubai o dell'Aga Khan.

Le cronache di queste ultime ore che mandano alla liberazione del giornalista ci hanno riferito di iniziative di ogni tipo in favore del redattore della tv privata irachena Al Baghdadya: di un saudita che era disposto a pagare 10 milioni di dollari per le scarpe; di un iracheno di Rabat che ha chiamato l'emittente per offrire a Muntasar la sua figlia in sposa, di un palestinese dei Territori che vendette metà delle sue capre per pagargli il processo e che ora gli offre, anche lui, in sposa una delle sue figlie «rivestita d'oro». Un marocchino gli regalerà un cavallo con una sella d'oro.

E poi, tra le tante curiosità del momento, c'è quel n. 267 di catalogo che passera il 22 settembre all'Asta Selezionata di Settimo milanese, la massima vetrina internazionale per la produzione italiana di purosangue per il galoppo.

Lo presenta, alle aste di Settimo Milanese, l'Azienda agricola Antonio Rosati Colarieti, una «griffe» illustre, che ha dato cavalli vincitori in tutte le più grandi corse del mondo. Ma non sono i Rosati gli allevatori. «Non siamo nè arabi, nè musulmani - dice ad Apcom il vero allevatore che preferisce mantenere l'anonimato - Siamo italianissimi. Semplicemente ci ha divertito mettere il nome di un giornalista coraggioso a un cavallo che pensiamo coraggioso, perchè padre, madre e sorelle lo sono stati ai massimi livelli».