15 dicembre 2019
Aggiornato 08:30

Media arabi: ormai è sfida aperta tra Khamenei e Rafsanjani

Voci sempre più insistenti su scontro tra i due pilastri regime

TEHERAN - Non più solo il candidato moderato sconfitto, Mir Hossein Mousavi, contro il presidente Mahmoud Ahmadinejad, ma in Iran lo scontro è ormai tra Ali Akbar Hashimi Rafsanjani e Ali Khamenei. I due pilastri del regime impegnati in una feroce sfida con una posta in palio altissima: il vertice del potere a Teheran. E' quanto emerge dalle notizie, sempre più insistenti, che arrivano dall'Iran riportate dai mezzi d'informazioni arabe.

Il quotidiano arabo, al Sharq al Awsat riferisce oggi da fonti riformiste di «un gruppo di ayatollah di Qom» e membri del Consiglio degli Esperti - il potente organo che elegge la guida suprema - che vorrebbe «interrogare» Khamenei «per le sue decisioni» ritenute di parte. Schierandosi apertamente con Ahmadinejad che ha vinto la contestata elezione presidenziali dello scorso 12 giugno, la guida suprema sarebbe «venuta meno alle sue prerogative padre spirituale di tutto il popolo».

Di contro, la tv satellitare al Arabiya, riferisce che tre ayatollah conservatori vicini ad Ahmadienjad stanno lavorando in seno allo stesso Consiglio degli Esperti, per emettere un documento che ha come obbiettivo l'estromissione di Rafsanjani che lo presiede e decretare così la sua «fine politica definitiva». Secodno l'emittente saudita «il documento e stato promosso da personalita vicine al presidente Mahmoud Ahmadinejad, come gli ayatollah; Musbah Yezdi, Muhammad Yazdi e Ahmad Jannati. Quest'ultimo presidente del Consiglio dei Guradiani della Costituzione, l'organismo che ratificato la contestata rielzione di Ahmadinejad.

Nel testo, il Consiglio degli Esperti chiederebbe a Rafsanjiani di rettificare le sue posizioni e di chiarirle allineandosi a quelle della Guida suprema, Ali Khamenei. Nel sermone della preghiera del venerdì scorso, Rafsanjani, criticando implicitamente la guida suprema aveva chiesto l'apertura di un indagine per punire i responsabili delle repressioni contro i giovani dimostranti che aveano partecipato alla protesta riformista.

Intanto, si moltiplicano le prese di posizioni contro il regime - Due grandi ayatollah di Qom, citati da al Shraq al Awsat, avrebbero dato «luce verde a esponenti del governo e a deputati» per boicottare la cerimonia di insediamento del nuovo governo in parlamento. In una nota pubblicata sul suo sito web, il grande ayatollah Baian Zinjani, mettendo in dubbio la legittimità dello stesso Khamenei, ha scritto che «la ratifica della guida suprema dell'affermazione di un presidente uscito vincente dall'utero di urne imbrogliate, non rappresenta garanzia di legittimità». Dal canto suo, l'ayatollah Shirazi, citato sempre dal foglio arabo edito a Londra, ha invitato i suoi colleghi religiosi del clero sciita di «sostenere le manifestazioni di protesta».

Mentre, in un aperto gesto di sfida, due giornali riformisti hanno tolto la qualifica di «guida suprema» che precede di solito il nome di Khamenei. Come per mettere in dubbio la sua autorità religiosa, i quotidiani a Rafsanjani, 'Iftab' e «Shams', nell'edizione di ieri, hanno fatto precedere il nome di Khamenei con l'appellativo «capo dell'Iran».

Nel frattempo, il leader del movimento riformista Mousavi, ha rivelato di essere in procinto di annunciare un nuovo programma politico al fine di attuare «la parte dalla Costituzione congelata dai conservatori». Inoltre, stando a fonti citate da al Sharq al Awsat, l'opposizione si appresta a indire altre manifestazioni di protesta per accrescere la pressione sulla Guida suprema, l'ayatollah Khamenei e sul presidente Mahmoud Ahmadinejad.