15 ottobre 2019
Aggiornato 13:00
Medio Orente

Pelosi a Netanyahu: «2 Stati? Importante è trovare soluzione»

Sorrisi e strette di mano, leader «diplomatica» scioglie ghiaccio

WASHINGTON - Il particolare non rimane di certo inosservato. A fronte di Barack Obama, che ieri ha invocato per il conflitto israelo-palestinese «una soluzione a due stati», la leader democratico della Camera degli Stati Uniti Nancy Pelosi oggi si è limitata a parlare con il premier israeliano Benjamin Netanhyahu solo di Stato ebraico. Pelosi ha fatto anzi una precisione piuttosto ambigua, affermando che molti hanno parlato di «una soluzione a due stati» ma che l'enfasi deve essere sulla parola «soluzione».

AMICI - «Enfatizzo la parola soluzione», ha detto il leader della Camera dopo aver incontrato Netanyahu che, all'indomani del faccia a faccia con Obama, oggi ha fatto tappa al Congresso degli Stati Uniti - che ha definito il «grande amico di Israele«- dove ha incontrato sia Pelosi che il leader repubblicano della Camera John Boehner; questo ultimo ha precisato che «non c'è un alleato e un amico più stretto in nessuna parte del mondo rispetto allo Stato di Israele».

SOLUZIONE - Pelosi ha preso poi la parola, e con poche parole sembra aver segnato un dietrofront nella politica americana. «Ci sono stati accordi precedenti che hanno parlato di una soluzione a due stati» ha detto la leader democratica, «ma io enfatizzo la parola 'soluzione'». E anzi ha insistito: «Deve essere una soluzione che vede uno Stato ebraico democratico vivere fianco a fianco con i suoi vicini palestinesi». Pelosi poi, sposando le preoccupazioni israeliane, ha sottolineato la minaccia rappresentata dall'Iran.

Un discorso ben calibrato - e forse voluto dallo stesso Obama per distendere la tensione di ieri: «vicini palestinesi», ma non stato palestinese.

NUCLEARE - A prendere la parola è stato anche Boehner, che si è fatto notare soprattutto per la una gaffe. «Chiaramente, quello che accade riguardo ai palestinesi preoccupa tutti noi. E ritengo che condividiamo, come ha detto anche la leader della Camera, la preoccupazione comune riguardo allo sviluppo delle armi nucleari in Israele.. volevo dire in Iran».

Pelosi ha poi rassicurato Netanyahu sul fatto che il Congresso americano vuole che si risolva la questione del soldato israeliano Gilad Shalit, rapito dai militanti palestinesi.

NETANYAHU - In generale, le parole di Pelosi hanno toccato il cuore di Netanyahu, che si è detto «molto commosso» dal suo discorso, e che ha teso a ribadire che «i nostri valori (quelli degli Stati Uniti e di Israele) dimostrano che noi ci prendiamo cura dei prigionieri e li trattiamo in modo umano, rispettando il diritto internazionale. Purtroppo, la cosa non è reciproca».

Sorrisi e strette di mano, insomma, al Congresso. Una scena decisamente diversa rispetta a quella di ieri, che aveva visto Obama e Netanyahu viaggiare su due binari diversi. Ma a rompere il ghiaccio ci ha pensato oggi Pelosi. Forse, su indicazione di Obama.

Resta il nodo sulla parola 'magica' mai proferita: lo «stato palestinese» oggi è sembrato sparire dal vocabolario di Pelosi, dopo non essere mai entrato a far parte di quello di Netanyahu.

D'altra parte il segretario di Stato, Hillary Clinton, nel corso di una conferenza stampa oggi ha dichiarato che Obama «è stato molto chiaro» ieri con Netanyahu, «vuole che la colonizzazione cessi» nei territori occupati; inoltre ha aggiunto, «siamo decisi a operare per una soluzione a due Stati».