14 maggio 2021
Aggiornato 03:00
Incriminato per crimini di guerra, genocidio e reati contro l'umanità in Darfur

Sudan: oggi il Cpi decide su mandato arresto contro Bashir

Il presidente sudanese, da parte sua, ha avvertito che una decisione del Cpi contro di lui non avrebbe «alcun valore»

IL CAIRO - Oggi il Tribunale Penale Internazionale dell'Aia deciderà se spiccare o no un mandato di arresto nei confronti del presidente sudanese Omar el Bashir per crimini di guerra, genocidio e reati contro l'umanità in Darfur. Un'eventualità che ancora ieri, alla vigilia della decisione, la Lega Araba ha valutato criticamente osservando che tale scelta potrebbe «pericolose conseguenze» sulla pace nel Darfur.

Respingiamo la politica dei due pesi e due misure e le politicizzazioni dei principi della giustizia internazionale», affermano i capi della diplomazia nel comunicato, ribadendo l'opposizione dei Paesi arabi a «tutto ciò che attenta alla loro sovranità e ai simboli dei loro Stati» ha detto la Lega araba in un comunicato diffuso al termine di una riunione dei ministri degli Esteri arabi al Cairo.

Nel suo comunicato, la Lega araba ha inoltre rinnovato la sua richiesta al Consiglio di sicurezza dell'Onu di «rinviare tutte le decisioni del Cpi al fine di dare opportunità agli sforzi di pace». Da mesi, le Lega araba e l'Unione africana reclamano la sospensione per un anno di tutte le decisioni del Cpi. Sempre ieri il procuratore della Corte penale internazionale, Luis Moreno-Ocampo, aveva invece dichiarato che esistono «prove pesanti» contro Bashir.

Il presidente sudanese, da parte sua, ha avvertito che una decisione del Cpi contro di lui non avrebbe «alcun valore». «Non varrà neanche l'inchiostro con il quale è stata scritta», ha detto ieri, nel corso dell'inaugurazione di una grande diga a Meroe, 500 chilometri a nord di Khartoum.