13 luglio 2020
Aggiornato 16:30
Considerati autori dell'attentato all'aeroporto di Madrid Barajas nel dicembre del 2006

Indizi di torture a 2 membri Eta arrestati in 2008

Lo ha reso noto lo stesso Tsjpv, e la notizia ha avuto larga eco nei media spagnoli

MADRID - Il Tribunale superiore di Giustizia dei Paesi Baschi (Tsjpv) ha deciso di continuare la causa penale aperta contro 15 agenti della Guardia civil indagati per presunte torture sofferte da Igor Portu e Mattin Sarasola, terroristi dell'Eta arrestati nel gennaio del 2008 e considerati autori dell'attentato all'aeroporto di Madrid Barajas nel dicembre del 2006.

Lo ha reso noto lo stesso Tsjpv, e la notizia ha avuto larga eco nei media spagnoli, che ricordano come l'ex capo dell'Eta Garikoitz Azpiazu, alias 'Txeroki', a sua volta arrestato lo scorso 17 novembre, si compiacesse in alcuni documenti sequestrati dopo l'arresto per la denuncia di «torture false» da parte dei due etarra. I due terroristi furono catturati nella località basca di Mondragon, e riportarono ferite: Portu in particolare fu ricoverato la notte successiva con una costola rotta, un occhio nero, abrasioni a ginocchia e gomiti e un pneumotorace. Sarasola presentava varie lesioni minori (ematomi e contusioni).

La Guardia civil e il ministro dell'Interno Alfredo Perez Rubalcaba hanno sempre sostenuto che le lesioni furono provocate dall'uso della «forza regolamentare» necessaria per ridurre all'ordine i due detenuti, che avevano attivamente resistito all'arresto. «Il giudice istruttore incaricato del caso ha deciso di proseguire l'ainchiesta penale, ritenendo che vi sono indizi di commissione di delitti di torture e lesioni subite da Igor Portu Juanaena e Mattina Sarasola Yarzabal», indica un comunicato del Tribunale superiore basco.

Il capo dell'Eta Txeroki in una lettera sequestrata nelle perquisizioni successive al suo arresto - che fa parte della documentazione della causa in corso - si compiaceva per il «buon risultato» della denuncia: «La questione delle torture false sofferte da Igor nelle mani del nemico è sulla buona strada», scriveva il leader etarra, «questa è la strategia che si deve seguire, sempre».