9 agosto 2022
Aggiornato 07:00
Agroalimentare

Co.Mark, Il trend positivo delle fiere agroalimentari internazionali

L’agroalimentare sta trainando la crescita del settore export, a dimostrarlo è il grande successo ottenuto dalle fiere del settore in tutto il mondo

Co.Mark, Il trend positivo delle fiere agroalimentari internazionali
Co.Mark, Il trend positivo delle fiere agroalimentari internazionali Foto: Ufficio Stampa

L’agroalimentare sta trainando la crescita del settore export, a dimostrarlo è il grande successo ottenuto dalle fiere del settore in tutto il mondo.

La recensione sulle edizioni 2021 delle fiere agroalimentari riportata da Co.Mark, azienda specializzata nell’export management, confermano il trend positivo e rivelano una grande affluenza.

Stando ai commenti dell’azienda che opera in tutta Italia attraverso oltre 100 Temporary Manager, e le rassegne stampa delle fiere, ad Host e TuttoFood sono state più di 2.700 le aziende partecipanti provenienti da oltre 50 Paesi e 150.000 gli operatori del settore a rappresentare ben 78 Paesi internazionali, mentre la XX edizione del Cibus ha registrato 2.000 aziende esportatrici e quasi 40.000 visitatori di cui 2.000 provenienti dall’estero.

I numeri riportati nella recensione di Comark sembrano superare le aspettative per il 2021: secondo l’opinione degli esperti - aggiunge la compagnia nei suoi commenti - alla fine dell’anno le esportazioni italiane andranno oltre la soglia dei 50 miliardi di euro.

Un momento felice per i prodotti italiani all’estero con un aumento delle esportazioni nei primi sette mesi del 2021 pari al 23% su base annua, superiore al trend di Francia e Germania con un valore assoluto di 300 miliardi di euro. Un’opinione condivisa che fa ben sperare per un’ulteriore crescita del settore agroalimentare, considerato da tempo come una valida carta da giocare per l’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese del territorio.

La sinergia tra il food e l’hospitality

Il quadro positivo descritto nelle recensioni di Co Mark è favorito anche dalla sinergia creatasi tra agroalimentare e settore dell’ospitalità professionale, evidenziata dalle fiere internazionali.

Secondo una recente ricerca di Pwc, da qui al 2024 entrambi i comparti cresceranno a tassi compresi tra il 2,4% e il 4,6% l’anno: l’export alimentare ha fatto registrare un incremento superiore al 10% rispetto allo scorso anno, per un valore di quasi 18 miliardi di euro, classificando l’Italia al dodicesimo posto a livello globale.

Le fiere agroalimentari internazionali raccontano il meglio della produzione Made in Italy a livello globale: l’obiettivo - secondo l’opinione espressa dal Direttore Generale di Fiera Milano - è far incontrare il meglio della domanda e dell’offerta e supportare le imprese che scelgono lo strumento fieristico come vetrina privilegiata per presentarsi al mondo.

Tra i buyer - aggiunge nei suoi commenti - vi sono operatori provenienti da tutta l’Europa, dal Nord e Sud America e dal Medio Oriente: oggi più che mai le manifestazioni fieristiche sono un driver di sviluppo al servizio delle imprese e dei settori industriali.

Opinione che si allinea perfettamente con quella delle istituzioni, che hanno previsto all’interno del Piano Straordinario per la promozione del Made in Italy lo stanziamento di ben 57 milioni di euro per il biennio 2020-2021 destinati al potenziamento del settore fieristico, sia in forma fisica che digitale: un’ulteriore dimostrazione della rinascita della capacità produttiva del Bel Paese e dell’export.

Le ultime previsioni del Governo evidenziano una crescita del Pil Nazionale, stimata intorno al 6% su base annua, mentre secondo le ultime recensioni dei dati elaborati dall’Ufficio Studi di PwC l’export italiano entro il 2023 toccherà i 532 miliardi di euro, con una crescita del 24% rispetto al 2020.

Secondo l’opinione degli esperti i settori con tassi di crescita superiori ed una ripresa più rapida per il commercio mondiale sono soprattutto olio e pesce, mentre a trainare le esportazioni italiane sarebbero soprattutto il comparto del pesce e dei latticini.

Inoltre, la ripresa dell’agroalimentare italiano è favorita secondo le recensioni anche dai 6,8 miliardi di risorse stanziate dal Pnrr e dai fondi complementari a sostegno del settore, oggi rappresentato da oltre 500.000 addetti.

Una chiara conferma di come il food e l’hospitality continuino ad essere due settori chiave del tessuto produttivo Made in Italy, su cui investire per la ripresa dell’economia e il benessere del nostro Paese.