23 ottobre 2019
Aggiornato 15:30
Telecomunicazioni

Tim, Vivendi contro Elliott: «Sindaci e Consob intervengano»

Secondo Vivendi la decisione del Cda di ieri di autotutelarsi rinforza l'opinione dei francesi che gli shareholder di Tim debbano avere un board davvero indipendente

Tim, Vivendi contro Elliott: «Sindaci e Consob intervengano»
Tim, Vivendi contro Elliott: «Sindaci e Consob intervengano» ANSA

MILANO - Dopo il Cda di ieri di Tim, Vivendi chiede al collegio dei sindaci e alla Consob di intervenire contro quelli che definisce seri comportamenti «scorretti» da parte del presidente «che non ha informato tutti i consiglieri indipendenti allo stesso modo». In una nota inviata all'indomani del Consiglio di amministrazione di ieri in cui il board a maggioranza ha votato un documento che sarà portato all'assemblea del 29 marzo per replicare ai rilievi della stessa Vivendi e del collegio dei sindaci l'azionista francese oggi «denuncia il comportamento dei membri del board nominati da Elliott che ieri hanno respinto a maggioranza la relazione del collegio dei sindaci della compagnia, totalmente indipendente che faceva riferimento a serie irregolarità relative alla governance del gruppo e al suo Cda».

Secondo Vivendi «perfino i proxy advisor hanno riconosciuto il comportamento illecito dei membri nominati da Elliott e del suo presidente basati sulle risultanze della relazione del collegio dei sindaci». Per questo Vivendi «chiede con urgenza al collegio dei sindaci e alla Consob di esercitare i loro rispettivi poteri per ulteriori indagini sulle risultanze contenute nel primo report del collegio dei sindaci stesso».

Secondo Vivendi restano in sospeso una serie di domande: «Perché il presidente ha organizzato l'incontro preparatorio relativo all'uscita di Amos Genish con la sola partecipazione dei membri del board designati da Elliott». Inoltre Vivendi chiede perché «come ampiamente riportato dalla stampa italiana almeno una riunione preparatoria si è svolta in presenza dei solo dieci membri del board nominati da Elliott prima del Cda del 18 novembre».

Un'altra domanda che Vivendi si pone è «se il presidente abbia avuto un qualche contatto con qualche rappresentante di Elliott prima o dopo i board del 13 e del 19 novembre. Di cosa si è stato discusso alla riunione tra il presidente e i rappresentanti di almeno un'azionista di minoranza che si è tenuta il 12 novembre del 2018. Quali sono stati i criteri usati nella selezione dell'adivisor legale per una decisione tanto importante quanto l'uscita dell'amministratore delegato quando era ben noto che lo stesso studio legale aveva rappresentato Elliott nel passato e aveva perfino citato in giudizio Tim in mesi recenti».

Inoltre, i francesi che hanno il 23,94% di Tim si chiedono se «il presidente pensi di avere ancora la fiducia dei membri di minoranza del board, del collegio dei sindaci e del mercato», e infine, «se il presidente abbia considerato di dimettersi dal board alla luce delle risultanze di serie mancanze nei suoi doveri che sono emerse dal report del collegio dei sindaci».

Secondo Vivendi la decisione del Cda di ieri di autotutelarsi rinforza l'opinione dei francesi che gli shareholder di Tim debbano avere un board davvero indipendente.