22 marzo 2019
Aggiornato 11:30
Manovra finanziaria

Si apre una nuova «stagione di lotta»: Cgil, Cisl e Uil chiamano gli italiani in piazza

«La manovra mortifica il lavoro e le fasce deboli» denunciano i sindacati. E aumenta il debito sulle spalle degli italiani

Il segretario generale della Cgil Susanna Camusso
Il segretario generale della Cgil Susanna Camusso ANSA

ROMA - Non solo le opposizioni, anche i sindacati annunciano battaglia contro la manovra. «Una legge di bilancio sbagliata, miope, recessiva, che taglia ulteriormente su crescita e sviluppo, lavoro e pensioni, coesione e investimenti produttivi, negando al Paese, e in particolare alle sue aree più deboli, una prospettiva di rilancio economico e sociale». È questo il duro giudizio che Cgil, Cisl e Uil esprimono in una nota unitaria sul maxiemendamento approvato con voto di fiducia al Senato. Per rispondere ad una impostazione di politica economica assolutamente sbagliata e che non recepisce le richieste della piattaforma unitaria, Cgil, Cisl e Uil sono pronte alla mobilitazione unitaria che culminerà con una grande manifestazioni nazionale a gennaio.

Contro i più deboli

«Per le modalità della sua approvazione la manovra rappresenta una grave lesione alla democrazia parlamentare» denunciano. «Nel testo approvato da Palazzo Madama - scrivono Cgil, Cisl e Uil - non c'è il minimo sforzo per intercettare le urgenti e profonde necessità espresse dai territori, dal lavoro, dalle categorie più deboli». Di fronte alle enormi difficoltà dei lavoratori, dei pensionati, dei disoccupati, dei giovani, si risponde con la logica «assurda e incoerente» delle spese correnti e dei tagli al capitale produttivo. Le risorse per gli investimenti - già limitate - sono «drasticamente» ridotte, bloccando così gli interventi in infrastrutture materiali e sociali - a partire da sanità e istruzione - necessaria leva per la creazione di lavoro, la crescita e la coesione sociale territoriale, tuonano i sindacati. «Si fa cassa con il taglio dell'adeguamento all'inflazione per le pensioni sopra i 1522 euro lordi al mese, il blocco delle assunzioni nella PA fino a novembre e le risorse - insufficienti - per il rinnovo dei contratti pubblici».

Si caricano gli italiani di debito

I sindacati inoltre rilevano che «nessuna» risposta sugli ammortizzatori e neppure sul versante fiscale per lavoratori e pensionati, dove invece si sceglie di introdurre la flat tax e nuovi condoni. Una legge di bilancio che colloca per il 2020 e 2021 sulle spalle degli italiani un debito di oltre 50 miliardi in virtù delle clausole di salvaguardia, vincolando così anche per il futuro qualunque spazio per interventi espansivi che facciano ripartire il paese. Un andamento che non risparmia, «ma anzi infierisce di più», sulle aree deboli del Mezzogiorno, come dimostrerebbe secondo loro il drammatico ridimensionamento del cofinanziamento europeo per la convergenza territoriale. Quella voluta dal Governo è una manovra «che non qualifica la spesa, e umilia economia reale e competitività, schiaccia la centralità della buona occupazione e del lavoro nelle dinamiche di crescita e di coesione nazionale». «Lasciare che la politica economica italiana sia ridotta a questo significa condannare il Paese al declino e alla definitiva rottura del suo tessuto sociale e produttivo».

Una grande manifestazione a gennaio

Cgil, Cisl e Uil condannano questo andamento: per questo il sindacato confederale, oggi unito in un fronte compatto di proposta sulla base di una piattaforma programmatica condivisa e sostenuta da decine di migliaia di lavoratori e pensionati, annuncia l'apertura di una stagione di mobilitazione e di lotta nelle categorie e sui territori che culminerà con una grande manifestazione nazionale unitaria a gennaio.