23 gennaio 2019
Aggiornato 10:30
Manovra finanziaria

Perché per Moscovici la «sua» Francia può sforare sul deficit, e l’Italia no

Il commissario europeo agli Affari economici, francese, cerca di spiegare in un'intervista perché l'Ue applica «giustamente» due pesi e due misure

Il commissario UE agli Affari economici e finanziari, Pierre Moscovici
Il commissario UE agli Affari economici e finanziari, Pierre Moscovici

BRUXELLES - Lo sforamento sul deficit della Francia, dopo anni di disavanzi eccessivi, è «indispensabile per rispondere all’emergenza del potere di acquisto» e degli aumenti delle tasse sui carburanti che avrebbero colpito «questa Francia che si alza presto e va al lavoro in macchina». Invece lo sforamento dell’Italia è «una situazione totalmente diversa», secondo quanto sostiene il commissario europeo agli Affari economici, il francese Pierre Moscovici. In una intervista a Le Parisien, l’esponente socialista dice di condividere il gesto di venire incontro alle proteste dei gilets jaunes. «Conosco questa Francia che si alza presto, che bisognava ascoltare con rispetto perché ci sta una emergenza sul potere di acquisto. Emmanuel Macron ha sentito questa sofferenza. Queste misure erano indispensabili - afferma Moscovici - per rispondere all’emergenza del potere d’acquisto».

L'emendamento che aumenta gli stipendi - Il riferimento è a un emendamento che lo stesso governo ha inserito all’ultimo minuto al primo voto al Senato sul progetto di bilancio francese, che realizza la promessa dell’Eliseo di alzare di 100 euro i salari minimi. Poco prima era stata fatta anche marcia indietro su alcuni aumenti dei carburanti, che avevano fatto da innesco alla rivolta dei gilets jaunes. Secondo stime di fatto confermate dal governo, il tutto comporterà un extra deficit da almeno 10 miliardi di euro, spingendo questa voce nuovamente sopra la soglia critica del 3 per cento del Pil. «Effettivamente questa situazione sarà seguita con molta attenzione dalla Commissione europea», dice l’eurocommissario. Ma alla domanda se questo significherà una bocciatura del bilancio, come avvento con l’Italia, «se ci si riferisce alle regole, superare il limite (del 3%) può essere plausibile in maniera limitata, temporanea e eccezionale. Ma ogni parola conta: lo sforamento eventuale non deve protrarsi su due anni consecutivi, né superare il 3,5 per cento su un anno» dice Moscovici.

«Paragone seducente ma sbagliato» - Questo in merito a misure che però sono strutturali: sia la marcia indietro sulle tasse sui carburanti sia gli aumenti dei salari minimi che riguardano il sistema francese Smic. Ieri un esponente dell’esecutivo francese ha ipotizzato un deficit 2019 al 3,4 per cento del Pil. Secondo Moscovici con la Francia «non c’è indulgenza. Sono le nostre regole, nient’altro che le regole». Ma poi sull’Italia «il paragone è seducente ma sbagliato, perché si tratta di situazioni totalmente diverse. La Commissione europea sorvegliava il debito italiano da anni, sulla Francia non l’abbiamo mai fatto», dice. Ma è lo stesso Moscovici che nella stessa intervista riconosce che «i francesi hanno fatto molti sforzi negli ultimi anni per riportarsi sotto la soglia del 3 per cento». Ammettendo implicitamente quindi che per anni anche l’Eliseo era «attenzionato» per disavanzi superiori a quanto previsto dalle regole del Patto di Stabilità e di crescita. Però «non facciamo sembrare - sono le parole di Moscovicici - come se da una parte ci fosse severità e dall’altra non so quale lassismo».