14 novembre 2019
Aggiornato 16:30
Politiche europee

Romano Prodi ribelle tardivo: «L'Europa? Monopolizzata da Germania e Francia»

Nei suoi ultimi interventi pubblici l'ex premier e presidente della Commissione Ue sembra essersi finalmente accorto che l'Europa così non va

Romano Prodi
Romano Prodi ANSA

BOLOGNA - «L'operaio guadagna 200 volte meno dei manager e nessuno si ribella». E' un Romano Prodi versione Che Guevara quello che ha preso parte a Bologna alla presentazione del libro «Il valore di tutto» dell'economista italo-americana Mariana Mazzucato. Uno degli argomenti del dibattito, moderato dal vicedirettore di Repubblica Massimo Giannini, è stato il folle e scellerato divario nelle retribuzioni tra manager e dipendenti delle grandi aziende. «Oggi - argomentato l'ex premier - si tende a giustificare: la differenza di stipendio fra chi guida le società e l'operaio standard è di 200 volte e nessuno dice niente. Accettiamo cose che 30 anni fa non avremmo minimamente accettato». Sacrosanta verità. Peccato che quando al governo c'era lui tutta questa preoccupazione per i poveri lavoratori non sembrasse così viva. E nemmeno ricordiamo vibranti proteste a favore della difesa degli operai, con un centrosinistra già allora impegnatissimo a dare una mano al sistema finanziario piuttosto che a quello formato dalle classi lavoratrici. Forse perché nei piani di quella sinistra mondialista e turbocapitalista la classe operaia in senso tradizionale già non esisteva più.

Come la globalizzazione ha depredato la politica

In questo momento storico c'è da chiedersi «quale sia il vero potere politico nella fase della globalizzazione che ha tolto alla politica gli strumenti per agire» chiosa Prodi. Di questi tempi «si accusa l'Europa perché l'Europa non fa nulla», ma quando faceva politica «la gente non era contro l'Europa». Bisogna salvare il malato terminale, e lo possiamo fare, continua Prodi, «se le prossime elezioni saranno elezioni politiche» e non l'occasione per «mandare i trombati delle elezioni nazionali».

Germania e Francia padroni dell'Europa

L'Unione Europea è diventata nel tempo impopolare perché il potere è gradualmente passato dalla Commissione al Consiglio, che rappresenta i singoli Paesi, e «quando si passa ai singoli Stati chi comanda è il più grosso». Insomma, finalmente Prodi nei suoi ultimi interventi pubblici sembra essersi accorto che il sistema Europa così non va. Secondo il professore è evidente - peccato ci sia arrivato solo ora - che Germania e Francia si sono spartite lo scettro del potere di Bruxelles. La prima si è presa il monopolio della politica economica, la seconda quello della politica estera. «Invece che avere un'Europa con un motore a due pistoni che vanno in armonia, abbiamo un'Europa con due motori a un pistone ciascuno». Sarebbe proprio questo, fa notare ancora l'ex premier, il motivo per cui l'Unione appare - essendolo in verità fino nelle viscere - così debole rispetto alle grandi trasformazioni del mondo.

Se Cina e Usa «ci massacrano»

«C'è un detto che dice 'chi pecora si fa, il lupo se lo mangia'». L'Europa non può dunque continuare ad essere l'anello passivo, il «pungiball» delle tensioni e dell'economia politica mondiale. «Ci troviamo a discutere di uno scenario che va verso un ulteriore affinamento delle sanzioni» - il riferimento evidentemente è soprattutto a Russia e Cina - e si tratta di un'involuzione dell'economia internazionale che sta fortemente cambiando lo schema del commercio». Mentre la Russia cerca di compensare con la Cina, l'Europa si trova in un crescente isolamento economico derivante da una continua tensione politica. «C'è bisogno di Europa perché Cina e Usa ci massacrano: torniamo alla politica». Parole, incredibilmente, sue.

Ue mediatrice tra Usa e Cina

Le posizioni euroscettiche non saranno dominanti, assicura comunque Prodi, «sicuramente stanno crescendo ma, se si va alle elezioni con un vero programma sull'Europa, la gente voterà per partiti europei». Il Partito Popolare Europeo è il partito più ampio: può nascere una «bellissima» battaglia politica se gli altri, i liberali, i socialisti e i verdi si mettono insieme. «Se ci saranno elezioni europee con una battaglia politica, chi vince ha una delega europea, non nazionale». Poi, un riferimento al gigante Usa, impersonificato dal suo presidente, The Donald: Bruxelles fondamentalmente non sta facendo nulla se non subire quanto sta accadendo nel mondo. «Per Trump 'America first' è l'obiettivo preciso, siamo davanti alla grande sfida tra Stati Uniti e Cina, che chiama in causa l'Europa come mediatore. E un ruolo che solo il nostro continente può avere, e che non sta assolutamente esercitando».