24 giugno 2019
Aggiornato 18:00
Manovra finanziaria

Il deficit al 2,4% è un «limite invalicabile». E il governo chiede flessibilità per il dissesto

Ecco cosa prevede la nuova versione della manovra inviata dal Ministro delle Finanze, Giovanni Tria, a Bruxelles

Il ministro dell'Economia Giovanni Tria
Il ministro dell'Economia Giovanni Tria ( ANSA )

ROMA - La nuova versione del Documento Programmatico di Bilancio rivista dal governo italiano a seguito della richiesta della Commissione europea di ripresentarlo è giunta a Bruxelles questa notte, accompagnata dalla lettera di presentazione indirizzata dal ministro dell'Economia, Giovanni Tria, al vicepresidente della Commissione responsabile per l'Euro, Valdis Dombrovskis, e al commissario agli Affari economici e finanziari, Pierre Moscovici. L'aggiornamento del Dpb prevede un maxi piano di dismissioni del patrimonio pubblico per assicurare la discesa del rapporto debito/Pil: un'accelerazione del programma di privatizzazioni, in sostanza. I nuovi obiettivi indicano cessioni pari all'1% del Pil per il 2019 e poi lo 0,3% l'anno nel successivo biennio. In cifra si tratta di un valore che sfiora i 30 miliardi di euro, di cui 18 miliardi nei prossimi 12 mesi. Nella Nadef era previsto lo 0,3% l'anno tra il 2019 e il 2021.

«Margine prudenziale»
Il ministro dell'Economia Tria ha voluto rimarcare che il livello del deficit al 2,4% del Pil per il 2019 è considerato «un limite invalicabile». Lo scrive nella sua lettera di risposta all'Unione Europea. L'indebitamento netto, prosegue la lettera, «sarà conseguentemente sottoposto a costante monitoraggio» e il ministero dell'economia «è tenuto a verificare che l'attuazione delle leggi avvenga in modo da non recare pregiudizio al conseguimento degli obiettivi concordati e ad assumere tempestivamente, in caso di deviazione, le conseguenti iniziative correttive nel rispetto dei principi costituzionali». I maggiori ricavi considerati per il 2019 costituiscono un «margine prudenziale» che dovrebbe mettere in sicurezza gli obiettivi approvati dal Parlamento, anche qualora non si realizzasse appieno la crescita del Pil ipotizzata. Tenendo conto di questi introiti e del loro impatto anche in termini di minori emissioni di debito sul mercato e quindi minori interessi, la discesa del rapporto debito/Pil sarebbe ancora più marcata, e pari a 0,3 punti quest'anno, 1,7 punti nel 2019, 1,9 nel 2020 e 1,4 nel 2021. Il rapporto scenderebbe dal 131,2 per cento del 2017 al 126 nel 2021.

Flessibilità su 4,5 mld per dissesto idrogeologico
Il governo chiede anche a Bruxelles l'applicazione della flessibilità su 4,5 miliardi di euro di deficit per eventi eccezionali legati al dissesto idrogeologico e alla messa in sicurezza della rete viaria dopo il crollo del ponte Morandi di Genova. Si tratta in particolare di 0,2 punti di Pil (circa 3,5 miliardi) per un piano straordinario di interventi contro il dissesto idrogeologico e un ulteriore miliardo per la messa in sicurezza e manutenzione di infrastrutture della rete stradale quali viadotti, ponti e gallerie. L'esecutivo penta-leghista ritiene che le ragioni già esposte alla Commissione europea «mantengano tutta la loro validità, anche dopo aver attentamente valutato le argomentazioni contenute nel parere da voi trasmesso»

Un «cuscinetto di salvaguardia»
Resta dunque prioritaria l'esigenza di rilanciare le prospettive di crescita e «per fare fronte al rallentamento del ciclo» continua Tria. Ugualmente prioritaria e urgente è la necessità di affrontare le «difficoltà sociali indotte dall'andamento negativo dell'economia attraverso interventi sulle situazioni di disagio e povertà». Il governo conferma inoltre l'intenzione di «attenuare le rigidità e i vincoli introdotti durante la crisi economica nel sistema pensionistico» con «conseguenze negative sul ricambio della forza lavoro e sulla riconversione delle imprese». La manovra è stata costruita sulla base del quadro macroeconomico tendenziale e non tiene conto della crescita programmata, precisa Tria. Questa impostazione introduce nella legge di bilancio un «cuscinetto di salvaguardia», con l'obiettivo di prevenire un deterioramento dei saldi di bilancio anche nel caso in cui gli obiettivi di crescita non venissero pienamente conseguiti.