17 dicembre 2018
Aggiornato 10:00

Pace Fiscale, Brunetta a Salvini: «Era un'idea di Berlusconi. Non tua. Ora non si sa più cos'è»

Il responsabile politica economica di Forza Italia all'attacco già sul nome: «L'ha pensato il Cavaliere». Poi entra nel merito: «Doveva arrivare con la flat tax»

Silvio Berlusconi e Renato Brunetta
Silvio Berlusconi e Renato Brunetta (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

ROMA - «Pace fiscale? La definizione è di Berlusconi». Lo ha ricordato, ai microfoni di Radio Radicale, Renato Brunetta, deputato e responsabile del Dipartimento di politica economica di Forza Italia. «Voleva dire: cancellazione totale, dietro oblazione, per un triennio, di tutto il contenzioso col fisco di famiglie e imprese, in ragione» ha spiegato l'esponente azzurro «di una grande rivoluzione fiscale che doveva essere la Flat Tax, totalmente coperta da un pari taglio delle tax expenditures (deduzioni e detrazioni fiscali) e non finanziata in deficit. Cambiando completamente il sistema di tassazione, attraverso l'introduzione di un'unica aliquota, si semplificava fortissimamente il sistema».

Quella di Berlusconi era una «rivoluzione»
A giudizio di Brunetta "una vera e propria rivoluzione copernicana all'insegna della semplicità, dell'emersione del sommerso e della lotta all'evasione. E in ragione di questa rivoluzione, che doveva essere fatta già dal mese di luglio di quest'anno, si doveva avviare la cosiddetta pace fiscale. Questo azzeramento del contenzioso avrebbe costruito una nuova fiducia tra lo Stato, il fisco e il mondo delle imprese e dei cittadini e avrebbe voltato pagina». Ma «siccome oggi di Flat Tax non si vede neanche l'ombra, questa pace fiscale » ha sostenuto Brunetta «non si sa più cosa sia, se non un vecchio tradizionale condono per fare un po' di gettito per finanziare, una tantum, le follie derivanti dal matrimonio tra Lega e Cinque Stelle».

«Tra dicotomia e ipocrisia»
«E anche qui, però, si apre una dicotomia, perché» ha spiegato ancora Renato Brunetta «mentre la Lega è pronta a ragionare su un gettito 'sporco, maledetto e subito', anche senza riforma fiscale, l'ipocrisia di tipo moralistico del Movimento Cinque Stelle dice che non è un condono, e che vanno messi dei limiti. Molti limiti!». Il paradosso, secondo Brunetta, è che «avrebbe ragione il M5s: di fronte ad una non riforma, perché fare un condono? D'altra parte, però, il Governo» ha sostenuto il deputato di FI «ha un bisogno assoluto di risorse finanziarie, ancorché una tantum, per coprire le proprie follie e allora ecco che si realizza un kamasutra politico-programmatico fiscale e finanziario da cui non se ne esce, se non con inganni e tensioni reciproci che contribuiscono ad aumentare il livello di discredito del nostro Paese nei confronti, non solo dei cittadini, ma anche dei mercati finanziari, dove si vede un Governo nel caos, senza ormai nessuna credibilità internazionale (Unione Europea, Banca Centrale Europea e mercati) e interna (famiglie e imprese)».