22 ottobre 2019
Aggiornato 15:00
Lavoro

Confindustria contro il decreto dignità: «Avrà effetti drammatici sull'occupazione»

Al centro delle critiche il ritorno delle causali: «Comporterà un aumento delle cause di lavoro che il Jobs Act aveva abbattuto». E Forza Italia si allinea

ROMA - Il ritorno delle causali «comporterà un aumento del contenzioso, che le riforme degli anni scorsi avevano contribuito ad abbattere: le cause di lavoro sui contratti a termine sono passate da oltre 8.000 nel 2012 a 1.250 nel 2016». La proposta che Confindustria sottopone al Parlamento é di «prevedere che l'apposizione di un termine massimo di 24 mesi per la durata del contratto a termine non sia subordinata all'individuazione di causali». A chiederlo è il direttore generale di Confindustria, Marcella Panucci, in audizione alla Camera sul decreto dignità. Il provvedimento «rende più difficoltoso il ricorso ai contratti a termine e alla somministrazione», è l'analisi iniziale di Panucci. In sostanza, il decreto-legge «individua nel contratto a tempo determinato e nella somministrazione gli strumenti contrattuali cui andrebbe imputata la cd. precarizzazione dei rapporti di lavoro». Da qui la scelta di imporre una «stretta» alla disciplina vigente, c«on tanto di retromarcia, come anticipato in premessa, rispetto a scelte compiute solo pochi anni fa». 

«Infondata la preoccupazione di un aumento della precarietà»
I dati, tuttavia, «non sembrano quindi supportare la preoccupazione di un aumento della precarietà del lavoro legata a comportamenti opportunistici da parte delle imprese. Al contrario, la quota di aumento del lavoro temporaneo spiegato dalla corrispondente riduzione di collaborazioni e lavoro accessorio è verosimilmente associata a una diminuzione della precarietà, anziché al temuto aumento», ha spiegato Panucci. Le modifiche introdotte, dunque, «rischiano di avere un impatto negativo sull'occupazione complessiva». Ora «è necessario modificare le misure contenute nel decreto-legge sulla disciplina dei contratti a termine, che sono inefficaci rispetto agli obiettivi dichiarati e potenzialmente pregiudizievoli per il mercato del lavoro».

«Effetti sull'occupazione peggiori delle stime
Come detto, per Confindustria al centro delle critiche c'è il ritorno delle causali che esporrebbe le imprese «all'imprevedibilità di un'eventuale contenzioso, finisce nei fatti per limitare a 12 mesi la durata ordinaria del contratto a tempo determinato, generando potenziali effetti negativi sull'occupazione oltre quelli stimati nella Relazione tecnica al decreto (in cui si fa riferimento a un abbassamento della durata da 36 a 24 mesi)». 

E Forza Italia si allinea agli industriali
«Ascoltando la relazione di Confindustria ho capito perché il decreto all'esame del Parlamento si chiama 'decreto dignità' e non decreto Di Maio. Visti gli effetti negativi che produrrà per l'intera economia italiana lo stesso proponente si è vergognato di metterci il suo nome». Lo ha affermato Sestino Giacomoni, deputato di Forza Italia e vicepresidente della Commissione Finanze, commentando la relazione del direttore generale di Confindustria, Marcella Panucci, nelle commissioni riunite Finanze e Lavoro alla Camera. «Da una breve sintesi della relazione presentata dal direttore generale di Confindustria e da quanto già denunciato da Forza Italia in più occasioni - ha sottolineato Giacomoni - emerge che con il decreto senza alcuna 'dignità': aumenta il costo del lavoro (e quindi anche il cuneo fiscale); aumenta il contenzioso tra lavoratori e imprese; aumentano le espulsioni dal mercato del lavoro e diminuiscono le assunzioni; vengono scoraggiati i contratti a tempo indeterminato; viene scoraggiata l'internazionalizzazione delle imprese».

«Sarebbe questo il governo del cambiamento?»
Giacomoni ha poi concluso il suo intervento in Commissione domandando cosa ci sia di «dignitoso nel decreto che Di Maio vuole imporre agli italiani» e chiedendo se, «visti gli effetti perversi indicati da noi, dalla Confindustria e da molte altre associazioni di categoria, non sia meglio ritirare il decreto e riscriverlo con il contributo delle categorie produttive, che sono le uniche a creare veramente lavoro e sviluppo, purché il governo non le ostacoli». Duro anche il commento su Twitter di Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati: «Confindustria asfalta il governo del cambiamento. Il #decretodignità di @luigidimaio avrà 'effetti negativi sull'occupazione oltre quelli stimati nella Relazione tecnica' al provvedimento. @Mov5Stelle vuole disoccupazione, lavoro nero, guerra agli imprenditori #stoposcurantismo».