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Tim, plebiscito per l'ad Genish. Elliott: «4 maggio altra pagina»

Il tribunale di Milano ha di fatto rinviato al 4 maggio il confronto tra la Vivendi del finanziere Bollorè (ha il 23,94%) e il fondo Elliott (salito al 9,1%), che punta a cambiare la fisionomia del cda

Amos Genish, AD di TIM
Amos Genish, AD di TIM (ANSA)

MILANO - L'assemblea di Tim su un punto ha visto i soci tutti concordi. Il sostegno ad Amos Genish voluto lo scorso anno dai soci francesi di Vivendì e che è a tutti gli effetti l'amministratore delegato. I soci, all'unanimità con il 97% dei sì su un capitale presente del 65,94%, hanno confermato la sua cooptazione in cda e la sua nomina a consigliere, di fatto capo azienda. Lo scontro che ha animato queste settimane, quello tra la stessa Vivendi azionista di Tim con il 23,94% e il fondo attivista di Paul Singer, azionista con l'8,84% ed estremamente critico verso la gestione francese che opererebbe in conflitto di interessi, è rimandato di 10 giorni mentre oggi il titolo ha perso in Borsa circa il 2,90%.

I toni in assemblea sono sembrati più pacati dopo uno scontro che ha raggiunto livelli molto accesi tanto da finire in tribunale con il ricorso - accolto - di Vivendi contro la decisione dei sindaci di integrare l'odg della riunione del 24 aprile con le richieste di Elliott di revoca di 6 consiglieri e di elezione di altrettanti indipendenti. Per questo il vice presidente Franco Bernabè aprendo l'assemblea ha invitato tutti a svelenire il clima in cui «la polemica ha toccato toni eccessivi e poco consoni a un'impresa dello standing» di Tim. Sullo sfondo le vicende giudiziarie che vedono coinvolto Vincent Bollorè patron di Vivendi interrogato in Francia secondo Le Monde per presunte tangenti su alcune concessioni portuali in Togo e Guinea con la sua società, Bollorè, nel 2010. Irregolarità smentite dal gruppo.

Sarà dunque con la seconda assemblea, quella del 4 maggio, che i soci saranno chiamati a votare per il rinnovo dell'intero cda dopo le dimissioni del 22 marzo dei cosiglieri in quota Vivendi che hanno fatto decadere l'intero board e indire una nuova assemblea per il 4 maggio con all'odg la nomina di un nuovo consiglio. Sarà allora che le due liste quella di Elliott e quella di Vivendì saranno sottoposte al voto dei soci e si vedrà chi vincerà la seconda partita aggiudicandosi i due terzi del consiglio. Assogestioni non ha presentato una sua lista per far convergere presumibilmente i suoi voti su quelli della lista Elliott.

Per ora secondo Bernabè sull'azienda c'è stato «un clima sbagliato» che ha generato danni anche «reputazionali». Il vicepresidente ha per questo invitato i soci al dialogo perchè «un management e un azionariato stabili creano valore». «Auspico - ha detto Bernabè - che tutti i soci in particolare quelli portatori di significativi interessi economici operino fattivamente nel futuro con una dialettica costruttiva». Dal canto suo Genish si è detto disposto a lavorare con tutti ribadendo la bontà del progetto Netco con la societarizzazione della rete che a differenza della proposta di Elliott resta però di proprietà di Tim al 100% e non ne prevede alcuna quotazione. Genish ha poi aggiunto che i negoziati con Mediaset per una partnership sui contenuti vanno avanti e sono in una fase avanzata dopo lo stop alla precedente trattativa determinato dal fallimento della joint venture tra Tim e Canal+. Più cauta su questo versante invece Marina Berlusconi che in occasione dell'assemblea Mondadori non ha esitato a definire Vincent Bollorè «come un Attila» dotato «di arroganza e spregiudicatezza» ma senza «un pensiero strategico».

Anche Elliott, pur sostenendo Genish, è tornato in assemblea a ribadire che Tim ha una «governance inadeguata e necessita di un deciso cambio di rotta». Il rappresentante di Elliott «nel prendere atto della decisione dei giudici su questo argomento» ha evidenziato come il fondo resti convinto del fatto che la sua «iniziativa abbia comunque innescato una positiva fase di cambiamento per la società». «La decisione dell'assemblea del 4 - ha detto Elliott - farà comunque voltare pagina alla società sul tema della governance e dei conflitti di interessi creando le giuste condizioni e il giusto team per accompagnare il management in un processo di crescita e creazione di valore a beneficio di tutti gli azionisti». Unica nota «imprevedibile» dell'assemblea la doppia bocciatura dell'assegnazione dell'incarico di revisione prima a Ernst and Young e dopo Kpg. Entrambe le proposte fatte dal collegio sindacale non sono passate. Rinnovato il collegio sindacale in cui la lista di Vivendi ha avuto la maggioranza.