13 novembre 2019
Aggiornato 03:00
Materie prime

Ora Trump attacca l'Opec: prezzi del petrolio «artificialmente molto alti»

L'attacco è arrivato come al solito con un tweet, diffuso proprio mentre in Arabia Saudita era in corso un vertice ristretto per discutere del taglio della produzione del greggio

Il Presidente americano, Donald Trump
Il Presidente americano, Donald Trump ANSA

RIAD - L'Opec spinge per aumentare i prezzi del petrolio e farli tornare a ridosso dei 100 dollari al barile attirandosi l'ira del presidente Usa Donald Trump che, attraverso Twitter, minaccia: «Questo non va bene e non sarà accettato».
Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente nei giorni scorsi avevano già spinto il barile sui massimi da tre anni ma ora si apre un altro fronte che potrebbe innescare una guerra dei prezzi. Con da una parte l'Opec ed i suoi partner firmatari dell'accordo del 2016, Russia in testa, a chiudere i rubinetti per aumentare le quotazioni e dall'altra gli Usa, diventati di recente il terzo produttore mondiale, pronti ad aumentare ulteriormente la loro produzione.

La giornata di tensione è stata innescata dalle dichiarazioni rilasciate dal ministro dell'energia saudita, Khaled al-Faleh, secondo il quale il mercato può sopportare prezzi del petrolio anche più alti di quelli attuali.
«Non ho potuto constatare alcun impatto sulla domanda derivante dalle quotazioni attuali» ha detto, ricordando che «in passato abbiamo conosciuto prezzi ben più alti, due volte quelli di oggi».
Al-Faleh ha parlato a Gedda in occasione di un vertice dei ministri del petrolio dell'Opec e dei paesi non-Opec firmatari dell'accordo sul congelamento della produzione del 2016, convocato proprio per discutere del futuro dell'intesa in scadenza a fine anno.

L'Arabia Saudita vorrebbe un'estensione dell'accordo da ratificare al prossimo vertice del cartello petrolifero di giugno. Anche perché, ha sottolineato il Ministro saudita, «l'intensità energetica dell'economia si è ridota in modo sensibile e questo mi fa dire che il mercato può assorbire prezzi più elevati».
Le parole di Al-Faleh hanno fatto infuriare Trump che ha attaccato il cartello petrolifero attraverso con un tweet: «Sembra che l'Opec ci stia riprovando. Con quantità record di petrolio ovunque, incluse petroliere cariche in mare, i prezzi del petrolio sono artificialmente molto alti! Questo non va bene e non sarà accettato!».
 Ma i produttori insistono che l'obiettivo del cartello non è quello di aumentare i prezzi ma di combattere la fluttuazione delle quotazioni petrolifere. Il ministro dell'energia degli Emirati arabi uniti Souhail al-Mazrouei ha affermato che «il nostro obiettivo non è un dato livello di prezzo ma la stabilità del mercato».

Resta il fatto che da quando è stato firmato l'accordo tra i 14 paesi dell'Opec, la Russia e altri nove produttori per ridurre di 1,8 milioni di barili al giorno la produzione, il prezzo del greggio è passato dai 30 dollari al barile di inizio 2016 agli attuali 70 dollari (69,56$ la chiusura di ieri del Wti ai massimi da novembre 2014).
Ma va anche considerato che dietro al recente rally del barile ci sono motivi congiunturali, come i problemi di produzione in Venezuela, Nigeria e Libia, le tensioni geopolitiche legate alla Siria, ma anche lo stesso Trump che ha minacciato nuove sanzioni all'Iran.
Gli analisti sottolineano anche che dietro l'attivismo dell'Arabia Saudita per sostenere i prezzi ci potrebbe essere anche il piano per il collocamento in borsa del gigante petrolifero nazionale Saudi Aramco. Per raggiungere le valutazioni attese da Gedda, la cifra monstre di 2.000 miliardi di dollari, il gregio dovrebbe viaggiare stabilmente intorno ai 100 dollari al barile.