23 ottobre 2019
Aggiornato 07:00
Stima della CGIA di Mestre

Un'altra stangata sulle imprese

133mila Srl dovranno dotarsi di un organo di controllo collegiale o di un revisore legale dei conti

Cgia: per le Pmi arriva un nuovo costo fisso per almeno mezzo miliardo l'anno
Cgia: per le Pmi arriva un nuovo costo fisso per almeno mezzo miliardo l'anno Shutterstock

ROMA - Con l'approvazione della legge delega su «La riforma della disciplina della crisi di impresa e dell'insolvenza», saranno circa 133.000 le società a responsabilità limitata (Srl) presenti in Italia che dovranno dotarsi di un organo di controllo collegiale o, in alternativa, di un revisore legale dei conti. Questo nuovo adempimento, secondo una stima realizzata dalla CGIA, costerà a queste piccole imprese almeno mezzo miliardo di euro l'anno.

Denuncia il coordinatore dell'Ufficio studi Paolo Zabeo: «Dopo aver deciso di rinviare di un anno sia l'entrata in vigore dell'Iri, vale a dire la nuova imposta che avrebbe consentito alle società in nome collettivo di beneficiare di un'aliquota sui redditi del 24 per cento, sia l'abolizione degli studi di settore, arriva a sorpresa questo nuovo balzello che, mediamente, costerà a ciascuna impresa interessata almeno 3.500 euro circa ogni anno. Se, come pare, in questa legge di Bilancio non assisteremo nemmeno all' estensione della cedolare secca agli immobili ad uso strumentale, non verrà completata l'attuazione del regime per cassa e non si procederà a confermare l'ecobonus al 65 per cento, ci apprestiamo a registrare l'ennesimo disinteresse dell'esecutivo e della maggioranza di governo nei confronti delle istanze sollevate dal mondo delle piccole e micro imprese».

In altre parole, invece di migliorare i bilanci delle piccole imprese attraverso la diminuzione delle tasse, della burocrazia inutile e dannosa o facilitando il ricorso al credito, il legislatore, viceversa, ha deciso di farlo «affiancando» alle Pmi un tutor che, di certo, appesantirà i costi aziendali per oltre 3.500 euro l'anno.

Con la vecchia normativa, in una Srl la nomina dell'organo collegiale di controllo o del revisore dei conti non era sempre obbligatoria. Lo diventava quando era prevista dallo statuto, oppure se si verificavano alcune condizioni. Il vincolo di nomina, ad esempio, scattava nel caso si fossero superati per 2 esercizi consecutivi almeno 2 dei seguenti limiti: quando il totale dell'attivo patrimoniale saliva sopra i 4,4 milioni di euro; allorché i ricavi delle vendite e delle prestazioni superavano gli 8,8 milioni di euro e quando la Srl aveva un numero di dipendenti superiore alle 50 unità.

Ora, con la nuova legge delega, si è stabilito che basta il superamento per 2 esercizi di una sola delle 3 soglie; quelle di natura finanziaria, inoltre, sono state abbassate entrambe a 2 milioni di euro e le Srl interessate, invece, saranno tutte quelle con più di 10 addetti.

«Lombardia e Veneto - conclude Zabeo - saranno le regioni più colpite, visto che in queste aree risiede quasi il 33 per centro del totale delle piccole imprese interessate da questa nuova stangata. Pertanto, invitiamo i Governatori Maroni e Zaia a sollevare anche questa questione nella trattativa per l'autonomia che è stata avviata in queste settimane con il Governo centrale».

Per il segretario della CGIA, Renato Mason, è altresì necessario fare un'ulteriore riflessione: «Oltre a ridurre il peso delle tasse è indispensabile, in particolar modo per le micro imprese, diminuire anche il numero di adempimenti fiscali che, invece, continua ad aumentare e costituisce un grosso problema per moltissime attività. Non dobbiamo dimenticare che i più penalizzati da questa situazione, così come avviene per le tasse, sono le piccole e piccolissime imprese che, a differenza delle realtà più grandi, non dispongono di una struttura amministrativa in grado di farsi carico autonomamente di tutte queste incombenze».

In generale, ricordano dalla CGIA, il carico fiscale sulle imprese italiane non ha eguali nel resto d'Europa quando misuriamo l'incidenza percentuale delle tasse pagate dalle aziende sul gettito fiscale totale. Se da noi la percentuale è del 14,9, in Irlanda è del 14,8, in Belgio del 12,9, nei Paesi Bassi del 12,7, in Spagna dell'11,8, in Germania e in Austria dell'11,6. La media dell'Unione europea è pari all'11,5 per cento.

Oltre a ciò gli artigiani mestrini sono convinti che vadano incentivate alcune particolari misure economiche. «Noi siamo convinti che sia necessario far ripartire con forza la domanda interna - conclude il segretario della CGIA Renato Mason - tra le altre cose bisogna aumentare il numero degli occupati e lasciare a questi ultimi più soldi in tasca. Vista la scarsa disponibilità di liquidità delle imprese, nel prossimo futuro sarà sempre più difficile erogare importanti aumenti di stipendio attraverso i rinnovi contrattuali. Per tale ragione, quindi, è indispensabile incentivare la diffusione del welfare aziendale come forma di beneficio economico».