16 giugno 2019
Aggiornato 23:00
Crisi Sky

La denuncia di un dipendente Sky al DiariodelWeb.it: accendono l’albero, ma ci spengono il futuro

Uno dei lavoratori presenti alla protesta ci racconta la sua esperienza: “Un’azienda che registra utili, ci lascia in mezzo alla strada"

MILANO«Siamo rimasti indignati da questa ulteriore azione di propaganda mediatica» sono le parole di uno dei dipendenti di Sky che ieri era presente alla manifestazione in piazza del Duomo  L’accensione dell’albero più alto che Milano abbia mai visto non è stata digerita da un centinaio di lavoratori presenti con cappi al collo, striscioni e volantini. «L’operazione dell’abete avrà avuto un costo altissimo: peccato che da parte del colosso dell’informazione non abbiamo ricevuto la stessa generosità».

A Natale più buoni? – Non sarà certo un Natale sereno per quei dipendenti costretti, nel migliore dei casi, ad accettare un trasferimento a centinaia di chilometri di distanza o per quelli che invece si sono ritrovati senza lavoro. «Nell’albero acceso ieri – osserva l’intervistato – oltre alle palline potevano essere appese le teste dei lavoratori. Parliamo complessivamente di quasi 500 persone tra Roma e Milano, ma quasi tutti riguardano la sede della Capitale. Gli uffici di Roma sono stati praticamente annullati: di questi 500, 200 sono usciti dall’azienda in vario modo, altri circa 300 hanno accettato il trasferimento, praticamente sotto ricatto».

Risoluzione «consensuale»? – Di questi 200, alcuni hanno firmato una «risoluzione consensuale»: «Sky – ci spiega l’ex lavoratore –sbandiera come una volontarietà, in realtà non c’è stata alcuna volontarietà dal momento che l’azienda ha puntato pistola alla tempia, scavalcando ogni trattativa sindacale: la prerogativa delle organizzazioni sindacali è proprio trattare con una forza pari o quantomeno maggiore del singolo con l’azienda. Invece Sky è andata sul singolo, con un vero e proprio ricatto e il lavoratore non ha potuto far altro che scegliere di essere trasferito. Chi non poteva lasciare la propria città, ha avuto l’unica alternativa di essere licenziato con accordi in cui l’azienda non si è neanche mostrata generosa rispetto ad altre aziende che hanno offerto buonuscite di 48 mensilità. Sky, infatti, è arrivata a 21 o massimo 24 mensilità».

Addio a dipendenti storici e lavoratori disabili «Questo è un altro motivo di indignazione: questi nostri colleghi, al contrario della campagna mediatica condotta dall’azienda sulla responsabilità sociale, come quella per salvare i mari o per combattere il tumore al seno, non si è fatta il minimo scrupolo di inserire nella procedura di licenziamento collettivo 223 anche lavoratori con invalidità o con problemi oncologici. Qualcuno è stato ricollocato, con mansioni arrangiate e altri invece chissà. Sarebbe stato più carino e coerente, da parte di un’azienda che vuole mostrare un volto pulito, non inserirli affatto».

Anche Papa Francesco contro i licenziamenti – Uno dei pochi a esprimersi contro queste procedure di licenziamento, è stato Bergoglio: «Il pontefice con nostra grande piacevole sorpresa è stato l’unico che nello scenario sociale-politico si è espresso con parole molto nette: ‘Il lavoro è una cosa fondamentale per la vita dell’uomo e della donna, chi senza farsi troppo problemi lo toglie commette grave peccato». Non solo Bergoglio: la riorganizzazione del personale di Sky è stata giudicata dal Tribunale del Lavoro di Roma, come «condotta lesiva delle prerogiative sindacali»: «La sentenza ha ritenuto che questi trasferimento non erano affatto volontari, ma realizzati al di fuori di quanto stabilisce la legge che prevede la presenza del sindacato che ha prerogativa di negoziare con l’azienda. Nei fatti, Sky non ha mai ceduto di un millimetro in quello che era il suo piano: o così o niente».

La sua storia «Dopo una campagna di colloqui individuali molto intensa senza alcuna trattativa coi sindacati, a maggio è stata aperta la procedura di legge 223 che prevede un periodo di 75 giorni in cui si cerca un accordo. Anche in quella sede l’azienda non ha ceduto un millimetro: quella procedura si è chiusa a inizio agosto con un mancato accordo. Nel frattempo c’è stata la sentenza del giudice, secondo cui i trasferimenti andavano gestiti secondo l’articolo 57 del nostro contratto che prevede la comunicazione formale oltre a un tavolo di trattativa coi sindacati: l’azienda l’ha aperta ma del tutto formalmente. Nel mio caso, mi è stata spedita la lettera di trasferimento in cui mi comunicava che dal 1 novembre io mi sarei dovuto trasferire a Milano. Avevo 4 giorni di tempo per dare una risposta: rispondevo di accettare il trasferimento riservandomi però di verificare in sede giudiziari la correttezza del loro operato. Nonostante ciò, il 2 ottobre sono stato chiamato alle 15 per convocarmi alla sede. Quando sono andato mi hanno consegnato la lettera di licenziamento in tronco insieme ad altre 60 persone».

Istituzioni assenti – Come si sono mostrate le istituzioni – Comune di Roma e Regione Lazio – in questa vertenza? «La Regione sta provando ad aprire un tavolo per vedere se ci siano misure a sostegno: però l’iniziativa è stata presa ormai a cose fatte. Per il resto sono arrivati solo proclami di vicinanza. In realtà nessuno ha preso la responsabilità di attivarsi: abbiamo assistito solo al classico scaricabarile».