18 luglio 2019
Aggiornato 07:00
Black Friday

Black Friday, ovvero il «venerdì santo» della nuova religione globalista

Lo sciopero dei lavoratori di Amazon cambierà i rapporti di forza tra lavoro e capitale? Sì... si salvi chi può

L'insegna che reclamizza il "Black friday" esposta sulla facciata e le vetrine dello store di Coin in piazza Cinque Giornate a Milano
L'insegna che reclamizza il "Black friday" esposta sulla facciata e le vetrine dello store di Coin in piazza Cinque Giornate a Milano ANSA

PIANETA TERRA - I dipendenti di Amazon piacentini sciopereranno nel giorno del cosiddetto «Black Friday», la nuova festa pagana che arriva dall’estremo occidente americano. Dopo Halloween, che ha spedito nel cassetto dei ricordi la celebrazione dei defunti, è il tempo di una nuova grande orgia consumista. Incroceranno le braccia, i lavoratori di Amazon - il gesto più novecentesco che si possa immaginare - per rovinare la festa della religione post moderna, che si autocelebrerà con scene di fanatismo di massa. Ma il loro sciopero, giusto, riuscirà a far cambiare la politica del gigante della distribuzione via internet? Oppure produrrà effetti ancora più catastrofici? La nuova religione sostituirà l’umanesimo, quel che rimane, dimostrando così che il ruolo esclusivo dell’uomo moderno altro non è che quello di consumare? Lontana da chi scrive è l’idea che si possa, o si debba, fermare tutto ciò. Come Emile Zola scriveva dei primi centri commerciali sul finire dell’Ottocento, nel celebre romanzo «Al Paradiso delle Signore», essi distruggono per costruire. Distruggevano negozi, quartieri, vite, famiglie, amori: per ricostruire in forma ancora più bella e grandiosa. Ma oggi siamo ancora di fronte a quel processo, il cardine del capitalismo, che prevede la distruzione generatrice?

Delirio collettivo
Centinaia di milioni di esseri umani domani faranno un acquisto on line in virtù di mega sconti che sono previsti. Si chiamavano un tempo «saldi», oggi si chiama «Black Friday». L’immensa offerta è dovuta alla compressione del costo del lavoro: tutta quella massa di roba che verrà comprata esiste in virtù del fatto che ci sono dei lavoratori che vengono pagati poco, in virtù del lavoro che svolgono. Oppure al posto dei lavoratori ci sono delle macchine. Ecco la fase distruttiva. E’ l’economia dalla parte dell’offerta, qualcosa di molto antico e molto moderno al tempo stesso. Qualcosa che in linea teorica, con lo svilupparsi delle teorie neoclassiche, è sempre stato considerato una follia – l’offerta che genera la domanda – ma che la rivoluzione tecnologica e la delocalizzazione perpetua stanno trasformando in realtà. Il Black Friday, che si può considerare il nuovo "venerdì santo" – profetico a tal proposito fu il libro di Walter Benjamin «Il capitalismo come religione», del 1921 – mette in risalto il superamento di ogni forma di trascendenza, spedita in soffitta da un materialismo che nemmeno Marx ebbe a ipotizzare. La religione quindi non è più l’oppio dei popoli, ma è un prodotto di consumo che tenta di restare competitivo sul mercato, per altro ampiamente fuori moda nelle sue forme tradizionali, insidiato da nuovi culti post moderni come l’ambientalismo, il veganesimo, etc. La Chiesa Cattolica non si rende nemmeno conto di cosa sta succedendo, impegnata com’è a glorificare tutto quanto accade in questo tempo pur di non essere totalmente «fuori moda», perfino gli evidenti fenomeni sociali che minano la sua stessa sopravvivenza.

Fine del lavoro, si consuma e basta
Ma quello che stupisce maggiormente è l’entusiasmo per la perpetua contrazione dei costi di produzione: il nuovo demonio da esorcizzare a colpi di liberalizzazioni. Al di là del fascino del risparmio, del piacere indotto dalla spesa, in pochi mettono a fuoco che questo fenomeno - il  cui culmine è appunto il Black Friday – è dovuto a condizioni di lavoro sempre più cinesizzate, oppure alla sostituzione dei lavoratori con i robot. Se conosciamo minimamente Jeff Bezos, il padrone di Amazon nonché l’uomo più ricco del mondo, egli probabilmente non lesinerà denaro per risolvere questo problema: ma non per soddisfare le richiese dei lavoratori, ma per sostituirli con mansueti robot. Chissà (Valentina Ferrero sulle pagine di questo giornale ha raccolto la testimonianza di un dipendente del polo vicentino, che invitiamo tutti voi a leggere). Il capolinea di tutto questo è la fine del lavoro, sostituito da qualche forma di assistenzialismo nella migliore delle ipotesi, e la nascita di un tempo dove il consumo, in occidente, sarà scollegato dal salario. Con ogni probabilità nel prossimo futuro il Black friday sarà perpetuo, e riguarderà ogni bene di consumo: perché il costo di produzione, e quindi di vendita, sarà tendente a zero. Alla produzione penseranno lontani paesi sovrapopolati, laddove la robotica proprio non riuscirà a fare tutto. Basterà avere un piccola rendita per partecipare alla grande festa del consumo.

Vuoti urbani a tendere?
Questo, in linea teorica, dovrebbe essere la pars costruens. Ma se al termine dell’Ottocento l’avvento dei grandi esercizi commerciali rigenerò il commercio, cosa potrebbe accadere oggi? In linea teorica diverranno inutili proprio gli immensi shopping center, anche quelli odierni sono figli di quel tempo, sostituiti dai magazzini volanti della produzione just in time. Perché andare al centro commerciale, per non parlare dei negozi di prossimità, quando su internet si potrà godere di sconti su sconti e i prezzi saranno imbattibili? Si apriranno nuovi, immensi, vuoti urbani? Immaginate le periferie delle vostre città, gli immensi centri commerciali costruiti in questi anni di sostituzione del settore primario con il terziario: con ogni probabilità quegli edifici tra pochi anni saranno vuoti, abbandonati, oppure riempiti con "hub" di stoccaggio della grande distribuzione che però vende online (come si vorrebbe fare ad esempio a Torino nella tanto contestata riqualificazione delle ex-OGM, cui Miriam Carraretto ha dedicato un approfondimento). Il Black Friday, che in italiano si traduce in "venerdì nero", porta con sé significati molteplici, molti dei quali decisamente oscuri.