18 luglio 2019
Aggiornato 07:00
risparmio emissioni co2

Enea, Testa: efficienza energetica, trovare strumenti operatività

Manca intervento condomini anni 50/60. Ipotesi "bollino" progetti

Shutterstock

ROMA - "Sul tema dell'efficienza enegetica nessuno dirà mai di avere qualcosa contro, poi però bisogna interrogarsi sul perchè in Italia, di efficienza energetica, se ne faccia molta meno di quella che bisognerebbe fare. C'è un problema, quello di trovare gli strumenti per rendere operative le cose che condividiamo tutti".

Lo ha affermato il presidente dell'Enea, Federico Testa, nel corso dell'audizione sulle strategia Ue su riscaldamento e raffreddamento alle Commissioni riunite Ambiente e Attività produttive della Camera.

Per Testa "l'efficienza energetica ha alcuni problemi di replicabilità degli interventi e difficoltà da parte degli istituti finanziari ad erogare risorse sui progetti".

"Industria e privati hanno fatto qualcosa ma manca ancora tutto l'intervento sui condomini anni '50 e '60, che sono il grande problema che abbiamo in Italia anche per i meccanismi tipici dei condomini - ha aggiunto il presidente dell'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile -. C'è bisogno di individuare quali sono i motivi per cui finora non si è fatto e trovare la maniera con cui affrontarli e risolverli".

Fondamentale secondo il presidente Testa, è poi rendere fruibili i meccanismi finanziari a sostegno dell'efficientamento energetico, "incentivi, fondo di garanzia del Mise e poi intervento della Cassa depositi e prestiti». "Bisogna fare in modo che quegli interventi siano collegati a dei precisi standard tecnici finora mai presi in esame, altrimenti la cosa non funziona - ha concluso Testa -. In tal senso sarebbe estremamente importante, per fluidificare questi processi, inserire all'interno dei meccanismi una sorta di certificazione di affidabilità del progetto e dei risultati che si ottengono, una "bollinatura" effettuata da soggetti pubblici, soprattutto in presenza di fondi pubblici. Può farlo l'Enea, ma anche le Università o il Gse, con l'obiettivo di rendere bancabili i progetti, altrimenti anche se si fa il fondo di garanzia, se il soggetto che richiede non è bancabile di suo allora le banche i soldi non li danno. Si devono quindi cercare vie anche legislative per venirne fuori altrimenti si resta come adesso, cioè tutti dicono di voler fare ma i soldi non arrivano".