28 settembre 2020
Aggiornato 20:00
Stato di agitazione

Sindacati: In 10 anni persi 28mila posti di lavoro nel pubblico

Basta promesse, servono i fatti: questo è quello che chiedono i sindacati per i lavoratori del settore pubblico del Lazio. Le sigle annunciano uno sciopero regionale entro fine maggio

ROMA - Sindacati e lavoratori non ci stanno e annunciano l'inizio delle proteste a Roma e in tutta la regione. «Da domani parte lo stato di agitazione nei settori pubblici del Lazio». Lo annunciano in una nota congiunta Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa Roma e Lazio.

28mila occupati in meno
Per i sindacati «in soli 10 anni, dal 2004 al 2014, uno scellerato blocco del turn over ha prodotto 28mila occupati in meno: si è passati da 193mila a 165mila. Un taglio indiscriminato che non ha distinto tra settori sovradimensionati e sotto organico, che non ha efficientato e riqualificato la spesa. Basti citare il caso dell'Inps che, come in questi giorni ricordato dal vertice politico dell'Ente, perde 100 dipendenti al mese. Il risultato è una riduzione dei servizi che l'austerità imposta nell'ultimo lustro ha persino accelerato, investendo i settori privati che offrono servizi pubblici. Una situazione gravissima, una vera e propria crisi sociale ignorata dai più e sottovalutata dalla propaganda del Governo».

Sciopero regionale
«Da domani - continuano i sindacati - parte lo stato di agitazione. La crisi del welfare investe tutti e si deve aprire una stagione di messa in sicurezza del sistema e di rilancio. Puntiamo allo sciopero regionale, che si terrà entro la fine di maggio, per invertire la rotta a partire dal rinnovo dei contratti nazionali, bloccati da 7 anni nel pubblico impiego e da 10 nella sanità privata e nel privato sociale, e dall'immissione di nuove energie. Sbloccare la contrazione e il turn over sono le premesse per una vera riforma che punti alla riorganizzazione investendo sull'innovazione e sul capitale umano. Casi come quello delle maestre ed educatrici romane, che da precarie garantiscono i servizi in modo continuativo, non sono risolvibili senza interventi legislativi. Il resto è propaganda che non dà risposte ai cassintegrati del terzo settore, umiliato e messo in ginocchio da Mafia Capitale, o a quelli della sanità privata, che affrontano una stagione di crisi profonda causata dall'austerità cieca e da un sistema senza regole, che permette abusi e l'uso indiscriminato del dumping contrattuale, un modo per scaricare i costi della crisi sui lavoratori».

Cassintegrazione e stipendi tagliati
La settimana scorsa, continuano i Segretari generali di Fp Cgil Roma e Lazio, Natale Di Cola, Cisl Fp Lazio, Roberto Chierchia, Uil Fpl Roma e Lazio, Sandro Bernardini, Uil Pa, Maurizio Narcisi «abbiamo appreso degli oltre 200 cassintegrati all'Idi, e le crisi si sommano: dall'Israelitico al settore delle residenze per anziani ed alla riabilitazione, la situazione è da emergenza, da codice rosso, senza contare i tanti casi di stipendi tagliati o pagati con estremo ritardo, ormai all'ordine del giorno. Allo stesso modo nel pubblico, senza una regia, assistiamo a numerosi interventi unilaterali di riassetto delle amministrazioni centrali volti a cambiare tutto per non cambiare nulla, o, come nel caso delle Prefetture e degli Uffici delle Entrate, a tentativi di tagliare ulteriormente in modo aprioristico».

Basta promesse
«Domani chiederemo di smetterla con le promesse e di passare dalla propaganda ai fatti, spiegheremo le ragioni della protesta e le modalità con cui la porteremo avanti per difendere la dignità di chi ogni giorno lavora per le persone e il diritto dei cittadini a servizi di qualità», concludono Di Cola, Chierchia, Bernardini e Narcisi .