30 settembre 2020
Aggiornato 12:00
parla il presidente dell'inps

Pensioni, Boeri: «Ecco cosa serve al sistema pensionistico. Ma i politici hanno ancora vitalizi troppo alti»

Il presidente dell'Inps è stato intervistato da Famiglia Cristiana e ha analizzato il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo

ROMA - «Credo che il sistema previdenziale italiano introdotto alla metà degli anni '90 con il passaggio al sistema contributivo sia sostenibile. Il problema è che lo abbiamo introdotto troppo gradualmente». Lo dice il presidente dell'Inps, Tito Boeri, in un'intervista a Famiglia Cristiana.

Boeri: Il nostro sistema pensionistico è solido
«Quel sistema è preso come modello all'estero, compresa la stessa Germania - prosegue - anche il governo cinese ci ha chiesto assistenza nel riformare il sistema previdenziale; quello con la Cina è uno dei progetti che abbiamo portato avanti nel corso di quest'anno». Il passaggio al sistema previdenziale di tipo contributivo era «inevitabile - afferma Boeri - il sistema precedente era insostenibile. Il problema delle pensioni future dei giovani può essere in gran parte risolto migliorando le condizioni di accesso al mercato del lavoro. In questo senso, i risultati del Jobs act sono confortanti.»

Serve maggiore flessibilità in uscita
«Un'altra operazione fondamentale che andrebbe fatta per aiutare i giovani è quella di permettere maggiore flessibilità in uscita verso il sistema pensionistico", prosegue Boeri. Garantendo una flessibilità sostenibile in uscita «riusciremmo ad avere un mercato del lavoro più favorevole ai giovani ed imprese più efficienti - aggiunge - sarà infatti chi non ha più voglia di investire sul proprio lavoro a scegliere di andare in pensione prima, accettando una riduzione dell'assegno pensionistico e lasciando spazio a un giovane più motivato».

Sui vitalizi: I politici hanno ancora trattamenti di favore
Per quanto riguarda i vitalizi «il Parlamento ha cambiato le regole per il futuro, ma i trattamenti già in essere non sono stati toccati. Faccio una proposta ai politici che ci dicono che non hanno più trattamenti di favore - conclude il presidente dell'Inps - ci dicano quanto hanno versato in contributi quando erano in Parlamento o nei consigli regionali. Calcoleremo la pensione che spetterebbe loro in base alle regole oggi applicate a tutti gli altri contribuenti. Nel caso non ci fossero differenze con quanto ricevono, saremo i primi a riconoscerlo e a rallegrarcene».