20 novembre 2019
Aggiornato 21:30
Petrolio

Anche nel 2016 ci sarà «troppo» petrolio

Prezzo del greggio in leggero rialzo sui mercati asiatici nonostante l'Agenzia internazionale per l'energia (aie) abbia detto ieri che per tutto il 2016 ci sarà probabilmente un eccesso di offerta. Secondo Mosca la colpa è da attribuire alle politiche dell'Opec e a quelle degli Usa

ROMA - Prezzo del greggio in leggero rialzo sui mercati asiatici nonostante l'Agenzia internazionale per l'energia (aie) abbia detto ieri che per tutto il 2016 ci sarà probabilmente un eccesso di offerta. Il Wti si è attestato a 46,79 dollari in crescita di 12 cent (+0.27%) il Brent a 49,80 dollari al barile con un aumento di 17 cent (+0,35%)

AIE, OVERSUPPLY IN 2016 - «Il petrolio a 50 dollari al barile è un driver potente per riequilibrare il mercato mondiale del greggio, ma la questione è solo capire quando questo equilibrio sarà restaurato. Il mondo sta usando più petrolio e la produzione più costosa – soprattutto da Paesi non OPEC – è spinta fuori mercato. Ma per l'anno prossimo si prevede un rallentamento della crescita della domanda che, assieme all'arrivo sul mercato delle riserve iraniane, farà permanere la situazione di oversupply anche nel 2016», è scritto nell'ultimo report dedicato all'Oil Market della Aie. Secondo l'agenzia gli attuali prezzi stanno spingendo i consumi e quindi frenando la caduta del costo del greggio, con un tasso di crescita della domanda di +1,8 milioni di barili/giorno, il livello più alto degli ultimi 5 anni a questa parte. Ciò nonostante, prevedendo un raffreddamento della crescita mondiale, le stime dei consumi petroliferi per il prossimo anno vedono il tasso di crescita in discesa di 600mila b/g, per un incremento di 1,2 mln b/g.

RUSSIA, COLPA DI USA E OPEC - Secondo Mosca l'eccesso di offerta sui mercati del petrolio è da attribuire alle politiche dell'Opec e a quelle degli Usa. In una intervista a Cnbc, pur dicendosi disponibile al dialogo, il ministro russo Alexander Novak non lascia presagire grandi possibilità ad una ipotetica manovra comune di restrizione all'offerta, volta a sostenere le quotazioni. «Per quanto concerne la Federazione Russa - ha detto - non pensiamo che un aggiustamento (della produzione-ndr) sia un sistema efficiente, perché è solo un provvedimento di breve termine che in futuro si tradurrebbe in un maggiore squilibrio del mercato petrolifero». In merito alle ipotesi di una bilaterale con l'Arabia Saudita, il paese capofila del cartello degli esportatori dell'Opec, Novak ha espresso disponibilità al dialogo, «sicuramente parleremo molto di mercato, di offerta e di produzione». Ma facendo capire che ad oggi queste discussioni sono state inconcludenti: «Vanno avanti da quasi un anno». L'eccesso di offerta permane e secondo il ministro russo questo deriva essenzialmente dall'ingresso sul mercato della nuova produzione nord americana, legata a nuove tecniche estrattive, e di un aumento anche da parte dei paesi Opec. La Russia per parte sua ha mantenuto sostanzialmente invariata la sua quota di mercato, ha detto Novak, che ha negato qualunque secondo fine da parte di Mosca di mettere fuori mercato le nuove forme estrattive usate in Nord America, che sono più costose.