28 giugno 2022
Aggiornato 01:00
la punta dell'iceberg

Scandalo Volkswagen, bufera anche su BMW. Ma perché proprio adesso?

Auto Bild punta il dito contro la Bmw X3 xDrive con motore diesel 20d, che supererebbe di oltre l'11% i limiti imposti dalle norme europee

ROMA – Nuovi colpi di scena. Lo scandalo Dieselgate fa emergere altre scottanti verità. La frode che ha coinvolto 11 milioni di vetture vendute in tutto il mondo ha colpito anche l'Europa: sul continente dovrebbero essere interessate le automobili che montano motori diesel da 1,6 e 2 litri, ma nei prossimi giorni la Volkswagen fornirà numeri più precisi. Intanto il gruppo pensa alla sostituzione di Winterkorn, che si è dimesso in seguito alla scoperta della truffa.

Il successore di Winterkorn
Matthias Muller, attuale amministratore delegato di Porsche, potrebbe essere il successore. La Volkswagen cerca di stringere il più possibile i tempi sulla sua nomina, perché il gruppo ha urgente bisogno di stabilità per guardare al futuro e uscire dall'impasse. Anche se non basterà un nuovo CEO a cancellare con un colpo di spugna lo scandalo più grande mai esploso nel settore automobilistico. I numeri sono capogiro: il titolo azionario di Vw ha perso circa il 30% del suo valore e il marchio numero uno d'Europa rischia una multa da 18 miliardi di euro, oltre ad aver compromesso per sempre la sua immagine e la sua credibilità. Uno dopo l'altro i paesi europei stanno aprendo inchieste sul caso, dopo che – su pressioni del governo tedesco – Volkswagen ha dovuto ammettere proprio l'installazione del software per falsificare i controlli sulle emissioni anche nei veicoli destinati al mercato comunitario.

Le inchieste in corso
Il governo italiano ha annunciato una serie di controlli a campione, che nei prossimi giorni interesseranno circa 1000 auto con motori diesel. Secondo il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, l'operazione costerà intorno agli 8 milioni di euro. Ma l'Italia non è l'unica ad aver aperto un'inchiesta ufficiale: altre sono in corso in Germania, Francia, Regno Unito, Repubblica Ceca e Giappone. Governi e consumatori potrebbero dare inizio a pesanti azioni legali nei confronti di Volkswagen per i danni causati all'ambiente e alla salute dei cittadini, dando vita a uno scenario apocalittico per il gruppo automobilistico che ambiva a diventare il leader mondiale del settore. Il dieselgate tedesco, però, rischia anche di scatenare un effetto a cascata sui prezzi. Per non perdere quote di mercato in un momento così delicato, infatti, Volkswagen potrebbe decidere di abbassarli per favorire le vendite nei prossimi mesi, con ripercussioni positive sulle tasche dei consumatori e spingendo i concorrenti a fare altrettanto o, quantomeno, a contenere i rialzi.

E' la punta dell'iceberg?
C'è dell'altro, tuttavia. Lo scandalo in corso apre scenari inquietanti. La frode di Volkswagen ci ha lasciato a bocca aperta cogliendo tutti di sorpresa, ma davvero è plausibile credere che – visto quanto hanno orchestrato i tedeschi – la concorrenza non abbia fatto altrettanto? In un universo fatto di spionaggio e controspionaggio, possiamo credere che il software utilizzato da Vw sia stato un unicum nel suo genere? Altri marchi potrebbero aver utilizzato lo stesso stratagemma – o altri – allo scopo di truccare i risultare dei test, e quanto fin qui abbiamo letto sui giornali potrebbe essere soltanto la punta dell'iceberg. All'orizzonte c'è già un'accusa contro Bmw: Auto Bild punta il dito contro la Bmw X3 xDrive con motore diesel 20d, che supererebbe di oltre l'11% i limiti imposti dalle norme europee. A rivelarlo è il Consiglio Internazionale sui Trasporti (ICCT), la stessa organizzazione che ha effettuato le rilevazioni di Volkswagen negli Stati Uniti e scoperto casualmente questo vaso di Pandora dalle imprevedibili ripercussioni.

Interrogativi aperti
Nell'attesa di conoscere i risvolti di questa faccenda, val la pena riflettere su alcuni interrogativi interessanti. E' stato proprio per caso che l'ICCT (questa organizzazione no profit finora sconosciuta che si occupa della tutela dell'ambiente) abbia assestato un durissimo colpo a Volkswagen, o siamo di fronte a un tentativo machiavellico da parte degli americani di far fuori un pericoloso concorrente che ambiva a togliere il primato alla General Motors? Da anni gli esperti del settore automobilistico sono a conoscenza del fatto che la gran parte delle imprese impegnate sul mercato dell'auto compiono acrobazie poco lecite per rispettare gli standard internazionali, e i dati forniti durante i test in laboratorio sono largamente sottovalutati rispetto a quelli reali che si ottengono in condizioni di guida normale. Una prassi ampiamente consolidata, cui non fa eccezione nessun marchio virtuoso o donchisciottiano. Purtroppo, l'abitudine a violare la legge – in maniera più o meno lecita – per far salire i profitti e battere spietatamente la concorrenza sembra essere intrinseca al sistema capitalistico nel suo complesso. C'è da chiedersi ogni tanto, allora (senza nulla togliere alla gravità della frode tedesca), perché mai qualcuno decide che è il momento giusto per puntare il dito contro il vicino di banco, intento a copiare esattamente come tutta la classe.